Il Tirreno

40 anni fa 

Quando papa Wojtyla venne in fabbrica

Papa Giovanni Paolo II incontra i fedeli, schierati al suo arrivo a Rosignano
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Papa Giovanni Paolo II incontra i fedeli, schierati al suo arrivo a Rosignano

«Sono un operaio come voi», disse. Un sindacalista lo chiamò maestà... Dal 2007 la mensa è dedicata al pontefice polacco

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LA NOSTRA STORIA

Quarant’anni fa ieri e sembra ieri. Quando alle 9 di mattina l’elicottero atterrò allo stadio comunale. A bordo c’era papa Giovanni Paolo II che scelse Rosignano per festeggiare (e sarebbe stato così per tutto il suo pontificato) la festa di San Giuseppe Artigiano, patrono dei lavoratori. Scelta non casuale perché lui era stato da giovane operaio della Solvay in Polonia a partire dal 1940 e per quattro anni. Fu un giorno memorabile per la comunità del paese e anche per Livorno dove Wojtyla si spostò dopo l’appuntamento nel paese-fabbrica a lui caro. I preparativi furono febbrili per una visita epocale e durarono settimane. Folla allo stadio e lungo il tragitto verso la fabbrica sin dalle prime luci dell’alba. Giovanni Paolo II venne accolto dall’allora sindaco Giuseppe Danesin, dal vescovo Alberto Ablondi, dai parroci della provincia. Accanto a lui volle il parroco di Santa Teresa don Sirio Vieri. Dopo un primo colloquio in un palco allestito davanti all’ingresso dello stadio l’arrivo in fabbrica dove c’erano i rappresentanti della famiglia Solvay arrivati dal Belgio capeggiati da Jacques Solvay, il direttore dello stabilimento Sergio Sardano e il direttore aggiunto Piero De Gudenzi. «Sono uno di voi, sono stato un operaio Solvay anche io», disse Wojtyla rivolgendosi alle maestranze e faceva riferimento ai quattro anni in cui fu impegnato negli stabilimenti di Kakrzowek nella zona di Cracovia dove il futuro Papa era nato e cresciuto e studiava all’università. «Si può dire che la famiglia Solvay – affermò Wojtyla – mi ha protetto durante la guerra e mi ha permesso di rimanere nella mia terra natia; in un tempo in cui un numero considerevole di miei compatrioti e miei colleghi veniva deportato nei campi di concentramento, io potevo tuttavia lavorare in un’officina vicino alla città e alla casa in cui abitavo. Di questo dunque sono profondamente riconoscente».

Poi la visita agli impianti, l’interesse vivo per i metodi di produzione che visitò indossando l’elmetto e l’incontro con il consiglio di fabbrica. Un sindacalista emozionato prima di fargli la domanda lo chiamò per sbaglio maestà e lui ci scherzò sopra. Poi il pranzo alla mensa con accanto i vertici aziendali ma anche una semplice dipendente donna che volle al suo fianco, Patrizia Villani, che quel giorno se lo ricorderà per sempre. La mensa Solvay nel 2007 per i 25 anni dalla visita è stata intitolata a papa Giovanni Paolo II. Una straordinaria umanità, una vicinanza convinta, un personaggio unico e indimenticabile. Il papa polacco che programmò questa visita con cura perché voleva essere vicino al mondo dei lavoratori. Dalla mensa, con un pullman, il pontefice venne trasportato al centro della fabbrica dove ad attenderlo c’era un elicottero dell’aeronautica militare che alle 14 decollò verso Montenero.

Il papa presiedette una riunione dei vescovi toscani al santuario, poi raggiunse il vescovado e officiò la santa messa in una piazza della Repubblica gremitissima prima di ripartire verso Roma. La notizia del papa alla Solvay fece il giro del mondo perché per la prima volta un pontefice visitava una fabbrica che era stata la sua fabbrica. Tanti gli inviati arrivati dall’Italia e dall’estero.

Papa Giovanni Paolo II tornò nella nostra zona nel 1989 per visitare la Casa Cardinale Maffi di San Pietro in Palazzi e dare una parola di conforto ai degenti della casa di riposo, dove incontrò il presidente don Pietro Parducci.


 

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