Il Tirreno

Il caro prezzi anche sulle bare aumenti per legno e zinco

Eva Cabras
Il cimitero di Cecina
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Il cimitero di Cecina

Le imprese di pompe funebri di Cecina e Rosignano al momento resistono. «Non vogliamo gravare sui clienti, ma i costi sono in perenne ascesa»

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CECINA. Quando tutto aumenta di prezzo non c’è pace nemmeno per i morti. E anche per chi resta, ovviamente, che deve fare i conti con il caro-estinto. Sembra incredibile ma è così. Non c’è pace per le attività, nemmeno per quelle dedicate ai servizi funerari.

I rincari di materie prime, energia e carburante si stanno abbattendo senza pietà anche sulle pompe funebri, che hanno accumulato rialzi costanti da mesi. Dopo l’incremento nelle bollette e l’impennata nel costo di benzina o gasolio, arriva la stangata nel prezzo dello zinco, delle casse per la sepoltura e degli accessori.

Al momento i fornitori di questi servizi stanno ammortizzando la fluttuazione di costo, ma se la crisi non recede si prospettano inevitabili modifiche ai listini.

La stangata (dopo la benzina volta sopra i due euro al litro, che sta mettendo a dura prova anche i trasportatori) in questo caso è arrivata a causa degli aumenti su materiali di consumo, come dichiarato da Cristiano Cecchini della Pubblica Assistenza Rosignano: «Sono cambiati i prezzi delle casse e soprattutto delle parti fatte di zinco. Il problema infatti è che lo zinco va dietro alle oscillazioni del mercato dei metalli, guidati dall’oro, quindi abbiamo visto dei rincari paurosi sulle fatture, fino a 100/150 euro di incremento sul costo dei materiali da funerale».

Di cifre simili parla anche Luigi Caprai di Onoranze Funebri Caprai a Rosignano Solvay: «Soltanto sui materiali base c’è stato un aumento per noi di almeno 100 euro, da sovrapporre ai già rampanti costi dell’energia e a quelli del gasolio nei giorni scorsi. Negli ultimi due anni non ci sono stati grossi cambiamenti e ora tutto insieme arrivano picchi di anche il 30% in rincari. Noi abbiamo rivisto leggermente le tariffe a fine 2021, ma non avevamo certo messo in conto una situazione come quella attuale. Per il momento non interverremo ulteriormente, ma alla lunga non sarà sostenibile. Anche le famiglie sono costrette a delle scelte obbligate, e in molte stanno infatti scegliendo la cremazione, la soluzione che a lungo termine prevede meno interventi».

Sul territorio di Cecina, la situazione rimane analoga, come spiegato da Gianluca Frongillo di Impresa Funebre Frongillo: «Per ora non abbiamo modificato i prezzi, perché abbiamo ancora diverso materiale da smaltire, ma in futuro potrebbe accadere. Anche i costi dei servizi sono molto aumentati per il prezzo del gasolio, quindi staremo a vedere cosa succede nelle prossime settimane».

Nessun aumento anche a Impresa Funebre I. F. C. Belcari, come ci racconta Barbara Belcari: «Il nostro è un settore particolare, che ci fa anche affezionare ai clienti ed essendo un’attività famigliare ci sembra giusto andare incontro alle persone in un momento difficile, cosa che ci gratifica più del mantenere invariati i ricavi. Siamo una piccola impresa e per ora quello che guadagniamo ci basta, preferiamo ammortizzare le perdite finché possiamo prima di riversare gli aumenti sulle famiglie. Sarà sempre più difficile, ma cercheremo di selezionare le materie che ci permettono di non alterare le tariffe, perché sappiamo che i soldi sono pochi per tutti al momento, quindi dobbiamo darci una mano» conclude.

Gli aumenti sono cominciati già dallo scorso autunno. I prezzi delle bare di legno all’ingrosso erano cambiati già a novembre e la situazione non è migliorata. Gli operatori delle pompe funebre in generale hanno riscontrato sensibili aumenti di prezzo per l’acquisto all’ingrosso di bare finite, sia per l’aumento della domanda connessa all’incremento italiano di mortalità per Covid. In ogni caso si doveva considerare una capacità produttiva limitata da periodiche assenze di maestranze, sempre per gli effetti del Covid.

Nel tempo la situazione è peggiorata, perché la carenza non era solo di beni finiti (le bare) , bensì anche di legname, di importazione e di produzione nazionale. Il motivo, così viene spiegato, derivava dalle assenze al lavoro per i malati di Covid in determinate regioni del mondo, ma anche per la ripresa economica cominciata in alcuni Paesi, con la crescita del mercato edilizio e della corrispondente richiesta di legname per costruzioni, anche se ora sull’economia grava l’incognita della guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina.

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