Il Tirreno

UN IMMOBILE DA SALVARE

Il degrado del Dispensario alle 5 strade e la lettera dell'ex dipendente Asl: «Quando lì dentro curavamo la gente»

Franco Marianelli
L'area dell'ex Dispensario avvolta nell'abbandono
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L'area dell'ex Dispensario avvolta nell'abbandono

«Il primo piano era abitato dalla famiglia di un ex custode che aveva pensato bene di rimanere gratuitamente nell’alloggio pur da pensionato senza che autorità alcuna gli chiedesse conto della cosa»

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LA LETTERA

Franco Marianelli, ex dipendente dell’Asl Nord Ovest e prima ancora del vecchio consorzio Usl della Bassa Val di Cecina, ricorda un’istituzione solvaina: l’ex Dispensario di via della Repubblica, alle 5 Strade. E i molti personaggi che lo hanno reso grande, a partire dal compianto dottor Pier Mario Pucci.

di Franco Marianelli

Correva il giugno del 1981, c’erano ancora le mezze stagioni, Nikka Costa cantava “On my own” e Giovanni Spadolini era il Presidente del Consiglio: in quei giorni iniziò la mia avventura professionale presso il Consorzio Antitubercolare delle “Cinque Strade” di Rosignano, struttura irresponsabilmente lasciata da anni all’incuria in momenti nei quali come mai, per motivi sanitari o sociali, necessiterebbero presidi.

La Tbc in Italia era vinta da tempo ma, si sa, che nel nostro Paese ci mettiamo un po’ a registrare i cambiamenti e comunque il “Dispensario” (tutti lo chiamavano così) svolgeva ulteriori funzioni, tbc a parte: dal primario servizio radiologico alla medicina sportiva, dalla medicina del lavoro alla effettuazioni di spirometrie.

Una palazzina di circa cinquecento mq con una vasta sala radiologica, un ampio e luminoso ingresso con sala di attesa, un’accettazione e alcuni ambulatori.

Curiosamente il primo piano era abitato dalla famiglia di un ex custode che aveva pensato bene di rimanere gratuitamente nell’alloggio pur da pensionato senza che autorità alcuna gli chiedesse conto della cosa (e spendiamo pure una riflessione sul fatto che sino al pensionamento del signore, anni settanta, vi fosse pure un custode con alloggio gratuito per una struttura di sì limitate proporzioni).

Il dispensario e il suo direttore, lo scomparso Pier Mario Pucci, erano una cosa sola: uomo di rara umanità e simpatia si faceva carico della salute di tutti aggiungendo una battuta di spirito e un commento calcistico (Pucci curava pure sul Tirreno la rubrica “Il processo al processo” riferito alla nota trasmissione “Il processo del lunedì”) al parere medico.

Stesse qualità per i suoi due “aiuto” destinati poi a diventare primari nella Usl livornese: Sergio Marchetti (radiologo) e Stefano Bianchi (nefrologo). Con loro il tecnico di radiologia Antonio Lecci, le infermiere Patrizia Bozzi e Ave Carlina Simonazzi e la commessa Primetta Neri.

Il primo piano, una volta che l’Usl riuscì a sfrattare l’ex custode, ospitò la Medicina del Lavoro diretta da nomi noti come Maurizio Trifoglio e Danilo Zuccherelli poi divenuto direttore sanitario dell’Asl Nordovest e più recentemente assessore al Comune di Cecina.

Alle spalle della struttura pure un orticello, coltivato a scappatempo da un centralinista del vicino ospedale che divideva equamente il ricavato fra sé e il personale del dispensario. La struttura in tempi più recenti ha ospitato la pubblica Assistenza e poi l’Avis di cui rimangono le insegne. Il Comune, cui appartiene l’immobile, ha provato a venderlo senza esito e non è dato sapere se al momento vi siano novità in proposito. C’erano le mezze stagioni appunto e l’elicottero di Spadolini sorvolava il dispensario prima di atterrare nel campo di calcio per permettere al premier di raggiungere la villa di Castiglioncello.

Come c’erano il negozio di alimentari della Clementina, la frutta di Avio e le pietanze del ristorante di Italiano, immagini di una “Cinque strade” che, compreso il dispensario, è ormai un ricordo.

E questo nonostante che l’Amministrazione comunale, circa due anni parlasse pubblicamente di un progetto per la rivitalizzazione del quartiere. Un ricordo... come la Tbc e questa è l’unica nota positiva.

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