Sicurezza
La parola alla musica per chiedere la pace e il messaggio delle coccarde gialle e blu
La testimonianza: «Ho affrontato un viaggio di 50 ore con le mie due figlie». I timori per i familiari rimasti a combattere
ROSIGNANO. «Non è ancora morta la gloria dell’Ucraina»: con questa frase inizia l’inno nazionale ucraino intonato dai tanti cittadini di quella nazionalità che vivono a Rosignano e che ieri pomeriggio erano presenti alla manifestazione organizzata dal Comune. In piazza del mercato, a Rosignano Solvay, i colori delle tante bandiere ucraine si mischiavano quelli delle bandiere della pace. Tante le associazioni presenti, Pubblica Assistenza, Croce Rossa, Associazione nazionale Partigiani, Arci, sindacati ma soprattutto cittadini. A parlare solo il sindaco di Rosignano, Daniele Donati, affiancato dalla vice sindaca Licia Montagnani. Poi, tutto lo spazio lo ha preso la musica, quella che arriva al cuore: la fisarmonica di Michele Fierabracci; alla fine, le voci del Coro Partigiano Pietro Gori. Ma soprattutto c’erano loro. Le donne ucraine, a distribuire piccole coccarde dai colori giallo e azzurro, i colori della loro Nazione. Non c’è sorriso sulle loro labbra ma gli occhi sprigionano forza e determinazione. Andriana, con le due figlie, è arrivata in Italia solo il 3 marzo scorso. È stanca, lo si vede dallo sguardo, è scappata da una cittadina vicina a Leopoli. In Ucraina, sotto le bombe, ha lasciato il marito che combatte e la mamma. È quasi defilata dal gruppo che manifesta ed è poca la sua voglia di parlare: «Ho lasciato in Ucraina mio marito, che combatte questa guerra, e la mia mamma. Con le mie figlie abbiamo affrontato un viaggio di 50 ore a bordo di pullman. Prima siamo arrivate al confine con l’Ungheria dove, alla frontiera, siamo dovute rimanere 18 ore. Poi, sempre con il pullman, in Italia. Ora siamo a Cecina dove una signora ci ospita. Abbiamo trovato accoglienza». Si avvicina Svetlana, una signora bionda dagli occhi azzurri. Lei vive a Rosignano già da qualche anno: «Qui viviamo bene – dice – ma in questi giorni stiamo soffrendo tutti per i nostri parenti che sono rimasti in Ucraina. Prima c’erano differenze anche tra di noi, tra chi proveniva dall’Ucraina del nord e tra chi arrivava da quella del sud; un po’ come in Italia, adesso questa guerra ci ha uniti. Non possiamo più essere tranquilli perché sappiamo la situazione che stanno vivendo amici e parenti. Quello che chiediamo è che venga chiuso lo spazio aereo sopra l’Ucraina altrimenti le bombe non cesseranno di cadere. Ringraziamo il popolo italiano che è così vicino a noi». Olga invece è di Odessa «proprio dove adesso stanno buttando bombe. Per questo chiediamo la chiusura dello spazio aereo sui cieli Ucraini». Tutte possono sentire i propri parenti ogni giorno «sappiamo sempre cosa accade». Una situazione sempre più critica dice Lyuba: «Già scarseggia la farina, viene distribuito due chili di pane a famiglia ogni due giorni. Io abito a Rosignano con il mio compagno da 10 anni, ma non posso stare tranquilla anche se sento la mia famiglia ogni giorno. Non ho figli ma due nipoti di 22 e 27 anni. Uno di loro ha deciso di combattere per l’Ucraina e presto lo farà anche l’altro. Ho pianto, ma cosa posso fare? La vita è loro. Il mio nome, in italiano, significa “amore”». Un nome che prende un significato ancora più profondo durante una manifestazione per la pace. Ringrazia gli italiani la comunità Ucraina. Lo fa attraverso un loro rappresentante a fine manifestazione. «Una manifestazione – dice il sindaco – a sostegno delle vittime di questa guerra, per esprimere solidarietà al popolo ucraino, per tutti i cittadini che abitano e lavorano sul nostro territorio costruendo qui un progetto di vita. Un pensiero va anche a chi sta combattendo, non solo per chi combatte per l’Ucraina ma anche per quei ragazzi russi mandati in guerra magari senza sapere il perché. Non è ammissibile che uno Stato sovrano venga invaso da un altro Stato. Auspichiamo che vinca la diplomazia perché la guerra porta distruzione e dolore, alla fine siamo tutti perdenti».
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