Gioco
L’appello per la casa di madre e figlio: ora vivono in locali di 38 metri quadrati
«Vogliamo solo una sistemazione decente» dicono. Da alcuni anni vengono “rimbalzati” da una parte all’altra
ROSIGNANO. Cresce il disagio per una cittadina di Rosignano Solvay, ex dipendente comunale, che da anni tenta di essere ricollocata nell’abitazione in cui ha trascorso gran parte della sua vita. Luana Sandrini ha vissuto ventisette anni in una casa popolare di Via della Torre a Vada, luogo che ricorda con grande nostalgia e dal quale è stata evacuata nel 2012 per interventi di manutenzione da effettuare. L’abitazione aveva infatti parte del tetto in amianto e problemi con la fossa biologica, stando a quanto le fu comunicato dai funzionari del comune di Rosignano. Da allora, Sandrini ha iniziato un lungo periodo di assegnazioni insoddisfacenti in emergenza abitativa, con soluzioni incompatibili con le sue condizioni di salute e famigliari. La prima tappa fu un appartamento nel complesso al Castello di Rosignano Marittimo, una sistemazione con due camere da letto, sebbene al terzo piano senza ascensore. Al tempo, Sandrini aveva un’invalidità al 70%, che negli anni è arrivata al 100%, e ha sempre avuto difficoltà con le rampe di scale, specialmente con quelle molto ripide del Castello. Qui la famiglia, composta da Sandrini e dal figlio, rimase cinque anni, prima di poter tornare al domicilio vadese, un sogno che però si è rivelato effimero: «Al momento della firma del contratto ci siamo rifiutati, perché all’interno della casa stava letteralmente piovendo. Non so che lavori ci hanno fatto, ma hanno praticamente distrutto tutto, c’erano infiltrazioni in bagno e dalla porta principale, era invivibile».
L’abitazione di Via della Torre tornò quindi in stato di inagibilità, con conseguente nuovo spostamento di Sandrini. Stavolta si trattò di un residence nella campagna di Vada per circa due mesi, per poi arrivare all’appartamento in Via della Costituzione a Rosignano Solvay, soluzione in cui la donna si trova anche attualmente. Ancora una volta, l’alloggio proposto dal Comune presenta delle criticità: «Ci sono stati fatti dei lavori piuttosto scadenti, ma soprattutto misura 38 metri quadri. Devo viverci con mio figlio, che purtroppo al momento è disoccupato ed è costretto a dormire tutte le notti su un divano per poter lasciare a me il letto. Abbiamo addirittura provato a fare domanda per una casa tutta per lui, ma non abbiamo avuto fortuna».
Immediatamente Sandrini si è informata sulla possibilità di un ulteriore trasferimento, ma dalle istituzioni ha ricevuto soltanto risposte negative, per mancanza di alternative: «Mi dicono che non hanno altri posti, ma so che in questo stesso agglomerato ci sono diversi appartamenti vuoti, non assegnati o sproporzionati per gli occupanti». Il problema delle unità residenziali pubbliche vacanti è una realtà emersa anche in tempi recenti grazie all’inchiesta del Tirreno, che nel 2020 contava almeno 18 alloggi vuoti in attesa di interventi di manutenzione o ristrutturazione. Messa di fronte a una situazione irrisolvibile, Sandrini ha accettato l’appartamento di Rosignano Solvay, ma non ha mai smesso di chiedere un adeguamento per sue esigenze all’amministrazione comunale, che al momento non rilascia dichiarazioni sulla questione: «Il mio problema non deriva da Casalp (l’azienda di erogazione servizi per l’edilizia popolare) , perché le assegnazioni dipendono soltanto dal Comune ed è a loro che chiedo di intervenire» conclude la cittadina.
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