Lutto
«Francesca siamo noi»: fiaccole accese per dire no alla violenza di genere
Il sindaco: «Serve un cambiamento culturale per prevenire rapporti di coppia basati sulla prevaricazione»
ROSIGNANO. Centinaia di luci accese per ricordare Francesca Citi, 45 anni, uccisa dal marito, ossessionato dalla gelosia. Più di duecento torce illuminano la piazza del Mercato a Solvay per dire no alla violenza di genere, la vigilia della festa di San Valentino. Una fiaccolata dal valore simbolico, per fare luce sulla lunga e difficile strada della lotta alla violenza sulle donne. A quattro anni dalla scomparsa di Francesca, tutta la comunità di Rosignano, ha voluto ricordarla insieme ai familiari della vittima, all’associazione “Francesca Sono Io” all’amministrazione comunale e alla commissione pari opportunità. Tantissime fiaccole, dunque, sono state accese dai cittadini, subito dopo il tramonto, proprio per dire no alla violenza di genere e «per dimostrare che solamente camminando insieme si potrà raggiungere la vera parità tra donne e uomini» ha detto il sindaco, Daniele Donati. «È il nostro modo di ricordare Francesca, per riflettere sulla violenza di genere e sulla necessità di un cambiamento culturale che è l’elemento fondamentale per fare prevenzione. Dobbiamo fare in modo che nella coppia non ci sia chi considera l’altro come una proprietà ma ci siano rapporti di parità».
Cristina Scardigli, presidente della commissione pari opportunità, parla dell’impegno che sta dietro la fiaccolata. «È la nostra ripartenza – ha detto – trovarsi qui insieme dopo i mesi del Covid. È un momento di rinascita per riflettere sulla violenza di genere e su quanto sia necessario creare una rete di sostegno per le donne che possono combattere la violenza uscendo dalla solitudine». Tante le forme di violenza da arginare - è stato ricordato – quella fisica come quella psicologica. Ci sono gli abusi sulle donne e, più in generale, sulle persone deboli.
All’iniziativa di ieri erano presenti anche i familiari della vittima, nata e cresciuta a Nibbiaia. Tra loro una zia, Raffaella, che non se l’è sentita di ripercorrere i giorni del femminicidio, con la mente rivolta alle figlie minorenni rimaste orfane. Quel 13 febbraio di quattro anni fa, l’ex marito dopo avere ucciso Francesca, cogliendola di sorpresa nello studio medico di Livorno dove la donna lavorava, a sua volta si tolse la vita. Di segnali l’ex marito ne aveva dati tanti ma nessuno aveva immaginato potesse arrivare a tanto.
Sono parole di commozione quelle delle amiche di Francesca quando la ricordano e spiegano il senso dell’iniziativa:«La nostra associazione “Francesca Sono Io”, da quattro anni opera nel campo della parità dei diritti e dell’emancipazione della donna».
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