La protesta
Cecina, protesta contro il caro-energia: le vetrine restano al buio
L’iniziativa è partita dai commercianti di via Cavour e si è estesa a molte attività del centro
CECINA. Partita da via Cavour, la protesta per il caro bollette cresce e conquista il centro. Venerdì sera, dopo una veloce pausa caffè e uno scambio di messaggi sul telefonino, i commercianti hanno spento la luce prima dell’ora di cena, a conferma che la situazione economica da complicata è divenuta insostenibile. Prova ne siano le spese che i titolari dei bar e dei negozi di abbigliamento devono sostenere a fronte del calo delle vendite e dei mesi segnati dalla pandemia che hanno svuotato le strade principali della nostra città. «Andremo avanti a oltranza», dicono a una voce, sperando che in breve tempo il governo intervenga e ridimensioni la spesa, troppo alta. Via Cavour, come corso Matteotti, è il cuore pulsante di Cecina. Ci sono decine di attività che, tutti i giorni, fanno i conti con l’emergenza sanitaria, la legge e soprattutto la ridotta capacità di spesa delle famiglie sfinite dalle conseguenze della pandemia. Come se non bastasse, a causa del quadro internazionale per niente stabile, sono cresciute a dismisura le tariffe dell’energia. Non importa essere maghi della finanza per capire come, da ottobre a oggi, gli importi siano cambiati e, qualche promessa a parte, ancora non si veda una sicura via d’uscita. Grande distribuzione e botteghe storiche, in misura diversa, affrontano gli stessi guai. È una catena. Da via Cavour, hanno aderito anche in via Buozzi e corso Matteotti...
«Proseguiremo la protesta – dicono Bettina Picci, Roberta ed Enrica Santini e Valentina Di Donato, che hanno i negozi in via Cavour come altri – finché non avremo una risposta convincente. I costi sono raddoppiati dall’inizio dell’autunno e così è difficile andare avanti. E poi c’è meno gente in giro, per via del certificato verde da presentare. Le persone sono intimorite ed escono meno di prima. La nostra speranza è che le misure cambino alla svelta e si torni alla normalità. Non è pensabile sostenere certe spese».
Nessuno, tre mesi fa, si aspettava un guaio di simili proporzioni, determinato pure dalla lenta transizione ecologica. L’altra questione che preoccupa gli esercenti è non poter sfruttare bene il periodo. A metà febbraio, da anni ormai, si svolge in centro lo Sbaracco, un’occasione per chiunque di acquistare capi di marca a prezzi convenienti. Gli affari non sono mai mancati, il corso si è sempre riempito di famiglie e ragazzi a spasso e, alla fine, ci hanno guadagnato tutti. «Invece – proseguono le commercianti, che bevuto un caffè insieme come sempre hanno concordato con i colleghi e deciso – lo faremo il 27 e il 28 e non questo fine settimana, perché è una fiera e non un mercato e di conseguenza non è proprio possibile organizzarlo. Siamo abbastanza preoccupati, perché è meno semplice vendere un maglione e la roba da inverno alla fine del mese». Lo Sbaracco è un appuntamento fisso al quale non si può rinunciare: piace poiché offre molteplici opportunità e ampia scelta, anche per la casa. Insomma: lo scenario è triste e gli esercenti, stanchi e stufi, protestano spegnendo le luci delle vetrine prima dell’ora di cena. Uno spettacolo poco piacevole per una città che vanta tradizione e competenza nel settore e attira clienti dall’intera provincia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
