Gioco
La terapia in acqua per i disabili è rimasta solo una promessa
Dopo le richieste delle famiglie l’Asl aveva attivato un percorso durato tre mesi. Lo stop è arrivato con un questionario dell’azienda per definire gli obiettivi
CECINA. Torna la terapia in acqua per persone disabili, ma è solo per pochi mesi. A un anno di distanza dalla riapertura dei trattamenti in piscina si tirano le somme, e non si tratta di un successo completo. Nel 2021 adulti e minori disabili hanno avuto modo di tornare a fare esercizi e riabilitazione in acqua, grazie all’impegno di alcuni genitori determinati, e al supporto delle istituzioni locali, tra cui Il Tirreno e il sindaco Samuele Lippi. Sebbene ci sia stata un’effettiva riapertura del servizio nello scorso gennaio, il percorso inizialmente pensato a lungo termine ha finito per estinguersi nel giro di pochi mesi, come ci racconta Alessandra Aliboni, madre di una dodicenne con disabilità neuro-motoria che dal lavoro in vasca trae estremo beneficio. La piscina Ego di Rosignano Solvay è stata disponibile e molto attenta alle necessità delle famiglie coinvolte, sia in termini di orario che di logistica interna, e ha fornito tutto il necessario per 12 sedute. Dopo questi primi appuntamenti, la Asl ha richiesto la compilazione di un questionario per la definizione degli obiettivi successivi, ma è qui che il processo ha subito uno stop. L’ultima sessione alla Ego per Anna è datata metà maggio 2021, perché purtroppo non ci sono stati ulteriori contatti per la pianificazione delle sedute a venire. Mentre l’iter sanitario pubblico si è inceppato, ad Aliboni non è rimasto che rivolgersi al privato, pagando di tasca propria i corsi per la figlia presso la Piscina Comunale di Cecina, che si mostra molto comprensiva e accomodante nei confronti dei suoi frequentatori disabili. La situazione crea un grande sconforto nei genitori, visto anche l’enorme sforzo dei mesi scorsi per far riaprire gli impianti in periodo di restrizioni a causa della pandemia. Le famiglie sono quindi di nuovo sobbarcate di tutto il peso (economico e organizzativo) derivante dalla gestione della salute di persone con disabilità anche gravissima, che faticano a far coincidere le proprie esigenze finanziarie con la salute dei soggetti più bisognosi di supporto. Alessandra Aliboni parla anche di un ulteriore problema legato ai ragazzi disabili del territorio: «Sfortunatamente più vanno avanti con l’età e meno servizi vengono pensati per loro, tanto da arrivare all’adolescenza con quasi zero copertura. Questo è molto problematico, perché con disabilità gravi e gravissime l’età è un concetto relativo, mentre i progressi fatti con terapie ed esercizi sono innegabili». Nel caso della dodicenne, per esempio, le continue sedute in palestra e piscina hanno permesso una mobilità fino a qualche anno fa impensabile, ma i traguardi raggiunti vanno mantenuti, e senza un aiuto serio da parte della sanità i progressi delle persone disabili non autonome vengono continuamente messi a rischio. La speranza di Aliboni e degli altri genitori è comunque quella di poter riprendere il servizio interrotto, suggerendo addirittura una possibile collaborazione per convenzioni con enti privati. Tutto per ridare a chi ha bisogno un sostegno indispensabile come quello delle attività in acqua, che possono davvero fare la differenza.
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