Sicurezza
Luce e movimento Govi e la sua sfida Fermare su tela il respiro del mare
Oltre cento opere esposte alla Torre di San Vincenzo Prossimo progetto artistico con lo scrittore Camerini
Irene Di Brino
san vincenzo. È il mare, con le sue onde, i suoi colori e i suoi respiri il protagonista assoluto di Thalassa, la mostra del pittore Daniele Govi che per tutto il periodo natalizio ha riempito le stanze della Torre di San Vincenzo. Un regalo che l’artista ha voluto fare ai suoi concittadini, proprio in un momento dell’anno lontano dalla stagione estiva, per permettere loro di godersela con più serenità. «Quello invernale può essere un periodo di riposo anche per i sanvincenzini – dice Govi – che magari si trovano a fare un giro alla Torre, anche solo per curiosità di vedere l’unica emergenza architettonica antica del nostro paese».
La mostra, Thalassa, ha avuto un percorso tutto toscano, da Empoli a Grosseto, per poi arrivare sulla nostra costa, al Tombolo di Donoratico e a San Vincenzo. La prossima tappa potrebbe essere Follonica, in estate. Ma la versione sanvincenzina è un po’ più speciale delle altre, a partire dal numero di opere presentate, un centinaio, che vanno dalle più recenti fino primi anni duemila, sempre seguendo il filo conduttore del mare, anche colonna sonora del percorso, grazie al rumore delle onde diffuso dagli altoparlanti. «Conosco molto bene le sale espositive della Torre – continua Govi – per questo mi sono sbizzarrito. L’amministrazione mi ha dato grande libertà, permettendomi di fare l’allestimento proprio come l’avevo pensato. I giorni passati a disporre i quadri mi hanno dato grande soddisfazione, perché a casa non riesco mai a vederli tutti insieme e quando ho finito mi sono commosso. Quello dell’esposizione è il momento della vita in cui un artista si mette a nudo e chi visita la mostra è come se mi vedesse dentro».
Govi ha una casa studio a San Vincenzo, ma passa la maggior parte del suo tempo a Grosseto dove insegna al liceo artistico. Lì, dipinge in cucina in uno spazio piccolissimo ma appena può esce a lavorare sulla spiaggia, en plein air. «Molti di questi quadri sono dipinti dal vero. Un’esperienza particolare, perché bisogna essere più veloci e in grado di cogliere l’attimo». Thalassa, proprio per la quantità di opere presenti, racconta i cambiamenti nella pittura di Govi. Una tavolozza che lui stesso osserva diventare più luminosa, alla ricerca della luce. «In fondo, è questo che accomuna tutti i pittori – spiega – anche quelli più famosi. Riuscire a riportare sulla tela l’effetto che il sole ci dà illuminando o meno le cose. Il mistero dell’ombra».
Semplice tela, carta pesta su pannello, pannelli interamente fatti di carta pesta. Basi diverse per pochi soggetti, rappresentati con sguardo sorprendente. Immancabili gli storici gatti, anche se, stavolta, vere protagoniste sono le conchiglie. «La prima volta che dipinsi un gatto fu alla Torre, nel 1986 – ricorda Govi – quando mi occupai della battaglia di San Vincenzo. Continuavo a chiedermi cosa ne pensassero gli animali della stupidità umana, della distruzione causata dalle guerre. I cavalli, che loro malgrado le hanno combattute per centinaia di anni o, appunto, un gatto. Così, in quel vuoto che sulla tela sembrava così opprimente, decisi di inserire la gatta, che alla fine della battaglia avrà un cucciolo, intento a giocare con un cranio come una palla. Ma se è alla torre che è nata la faccenda dei gatti, perché non presentare qui un nuovo soggetto principale?». È così che la conchiglia diventa protagonista della mostra, come simbolo di mare e vita. Una mostra dedicata al cugino, il famoso artista sanvincenzino Giampaolo Talani, scomparso pochi anni fa e che Govi ricorda con affetto e gratitudine.
«Già da piccolo sapevo di voler frequentare l’Accademia di belle arti a Firenze – spiega – in quarta elementare lo scrissi addirittura in un tema. La mia fortuna fu di avere mio cugino, cinque anni più grande di me, a spianarmi letteralmente la strada. Per me, quattordicenne, in una città così importante per l’arte, è stato fondamentale. Mi ha dato tanto, a partire dal suo carattere più spigliato e adatto al mondo dell’arte di oggi, dove non basta essere bravo ma bisogna perseverare, trovare i meccanismi giusti, qualcuno che creda in te e, spesso, autofinanziarsi». Questo è quello che Govi insegna da 36 anni anche ai suoi ragazzi del liceo artistico. «L’ispirazione non esiste – spiega – esiste il lavoro metodico, la ricerca continua. È con l’esperienza che si vincono ostacoli e risolvono problemi. Lo studio della luce, del colore, della profondità. Ancora oggi, ogni volta che mi metto a dipingere mi sento come se fosse la prima volta, perché cerco di andare sempre un po’ oltre e non fermarmi su un cliché che funziona. Il cliché può andare bene commercialmente ma non a livello personale. Anche perché farcela economicamente come artista oggi è molto difficile. Uno dei miei allievi che ci sta riuscendo è il bravissimo Claudio Cionini».
Una delle parti della mostra a cui Govi è più legato è il pannello con le conchiglie dedicate agli amici. «Ognuno ha un dipinto con il proprio nome, pensato come regalo di Natale. Sempre la solita conchiglia ma mai uguale a se stessa – spiega – una su pannello, una su sabbia, una su cartapesta, proprio pensando alla persona a cui sarebbe stata dedicata. Ne sono rimasti entusiasti».
C’è un nuovo progetto artistico che intende portare avanti. «Dipinti dedicati all’amore e ispirati ai componimenti scritti da Fabio Camerini – anticipa – cercando di esprimere con segno e colori ciò che lui ha espresso in parole». Un progetto di collaborazione fra varie arti che spero di vedere finito per l’estate.
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