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Come parli, Giada? Il dialetto toscano stampato a mano su stoffe e magliette

MARIA MEINI
Come parli, Giada? Il dialetto toscano stampato a mano su stoffe e magliette

L’idea nasce quasi per gioco per combattere il primo lockdown firmata da una grafica pubblicitaria che ama sperimentare

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LA STORIA

MARIA MEINI

Giada... bada come parli! Un tormentone che sta portando fortuna a Giada Bientinesi, 36 anni, sorriso pronto e una voglia continua di sperimentare.

Come parli è il logo della sua produzione artigianale di maglie, borse, cuscini, tovaglie e oggettistica varia con la stampa block print di frasi toscane. Dal boia de a ci onci, ma ti eti, ohimmena de, m’importa una sega, no vabbè, di buzzo bono, meglio Palaia, bona Ugo... Si spazia da Livorno a Pisa fino a Firenze. Ce n’è per tutti i gusti e palati. Raffinati e popolani.

Grafica pubblicitaria con una laurea in progettazione della moda in Architettura a Firenze, ma anche cameriera nel tempo libero e stampatrice artigianale, Giada si presenta subito col suo tratto distintivo: «Io non posso stare ferma», dice. Ed è proprio questa sua inclinazione al movimento che l’ha portata a inventarsi una simpatica produzione di tessuti, che ormai è un piccolo grande must in crescita. Un’idea che nasce durante il primo lockdown e si concretizza all’inizio del 2021. Complice l’abilità nell’uso dei social, Giada comincia a testare il “pubblico” dei follower su instagram. Propone quiz linguistici, chiede di completare frasi idiomatiche.

Un’avventura che nasce con il Covid, per combattere la paura del contagio? È andata bene...

«Durante la prima pandemia, ho lavorato un po’ in smart working e ho fatto un periodo di cassa integrazione, così avevo tempo libero, che non mi succede mai perché non riesco a stare ferma: insieme a un mio collega mi è venuta quest’idea, poi lui si è ritirato ma io l’ho portata avanti».

Quale idea?

«Fare stampe dirette con i timbri su magliette, felpe ecc. Ci siamo informati sulla tecnica serigrafica fatta a mano: un sistema che si chiama block print, si utilizza l’inchiostro serigrafico – quello per la stampa su cotone elastico, che si può lavare e stirare – solo con timbri mobili».

Come funziona?

«Uso timbri separati, prendendo lettera per lettera: sono caratteri tipografici in legno che si usavano per fare i manifesti col vecchio metodo dei caratteri mobili. Ora non si usano più e ci sono cassettate di queste lettere in legno e piombo in vendita. Ho acquistato una famiglia di font – carattere bastone – dalla A alla Z, sono tante A, B ecc perché quando creo delle parole formo la parola intera e poi timbro a mano».

Perché le frasi toscane?

«Ci piaceva l’idea di riprodurre i modi di dire della nostra terra. All’inizio ho fatto un test tramite le storie di instagram e le mie amicizie e ho visto che l’idea piaceva. Proponevo l’inizio di una frase e chiedevo come l’avrebbero terminata. Mi sono arrivate tante risposte, le più svariate a seconda dei luoghi di provenienza. A volte anche tra paesi vicini ci sono modi di dire diversi. Alcuni mi incontravano in giro e mi chiedevano: “Come finisce quella frase?” “Mia nonna vorrebbe saperlo...”»

Qual è stata la prima frase che ha stampato?

«Ma ti ‘eti è stata la prima maglia, che ho incorniciato per ricordo. Alcune frasi me l’hanno chieste, ho comprato anche il vocabolario di livornese».

Dove stampa?

«Stampo su ordinazione e solo nel tempo libero: nel rustico di casa, al Fiorino vicino a Cecina, ho creato un laboratorio. La mia mamma Fiorella è sarta e mi dà una mano nel cucire cuscini, grembiuli, tovagliette. Un po’ mi sto cimentando anch’io nel cucito. Maglie e felpe invece le acquistiamo e poi le timbriamo».

È diventato un lavoro?

«No, è un hobby, una passione. Io lavoro come grafica nello studio Time out di Palazzi. Faccio mercatini, il primo l’ho fatto a luglio 2021 a Montescudaio Bio. Come hobbista non posso vendere on line perché non ho un sito, ma abbino la cartolina con il logo a ogni pezzo, ognuno diverso dall’altro. Non è un modo per fare business, facendo tutto a mano non può essere una grande produzione, ma è divertente: conosci tanta gente, qualcuno vuole fare un regalino, un pensiero e mi chiama».

Arriva la richiesta, si sceglie la frase e Giada di buzzo bono allinea timbri e spalma inchiostro. Pronti... Visto, si stampa!

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