Il Tirreno

l’allarme di legambiente 

Reso impraticabile il percorso trekking Nel bosco trovati materiali edili e di cava

Manolo Morandini
Reso impraticabile il percorso trekking Nel bosco trovati materiali edili e di cava

Il presidente del circolo Costa Etrusca: «Serve una giusta misura tra lavoro delle aziende e tutela del bene pubblico»

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SAN VINCENZO. Riflettori a monte. La distesa di foglie di quercia e cerro spiaggiate indica che si deve puntare lo sguardo sulle colline alle spalle del quartiere Acquaviva e oltre, fino a San Carlo, dove da mesi è in corso il taglio del bosco ceduo. L’attività autorizzata dall’Unione montana delle Colline Metallifere, che ha la competenza per delega della Regione Toscana, sta ridisegnando il paesaggio. Non solo per lo scontato cambio di colpo d’occhio, dovuto al taglio della macchia, ma per l’impatto sul territorio. L’immagine è molto distante da prima che motoseghe e trattori si mettessero in moto.

Si aprono strade e piazzali di scambio, dove si poteva passare solo a piedi. Vi transitano i mezzi pesanti e diventano impraticabili. A piedi è un percorso a ostacoli, reso ancor più difficile dalle piogge dei giorni scorsi. Addio al percorso trekking. Ma c’è dell’altro. Lì dove c’era il fondo terreno adesso in alcuni tratti si mettono i piedi su residui di demolizioni edili e distese bianche di brecciolino di cava. A chi tutto ciò sia imputabile è da vedere. Quel che è certo quei materiali lì non possono stare: calcinacci e materiale di cava hanno poco a che fare con il bosco.

Il presidente del circolo Costa Etrusca di Legambiente Angelo Ferrara invita a tenere alta la guardia sulla gestione dei boschi. E lo fa a partire dalla situazione di vuoto che si è creata con il passaggio delle competenze dalle province alla Regione. Che in scia all’autorizzazione e ai lavori servano anche dei controlli il presidente Ferrara non ha dubbi. E lo sollecita con una segnalazione che prova a chiamare in causa tutti coloro che possono avere competenza o voce in materia. Dall’Unione montana delle Colline Metallifere alla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Pisa e Livorno, ai Comuni di San Vincenzo e Castagneto Carducci e non ultimo ai Carabinieri forestali. Una forma di controllo sul campo di questi cantieri, per verificarne la correttezza e il rispetto delle prescrizioni date a norma del Regolamento forestale regionale.

Non è un appello generico quello del circolo Costa Etrusca di Legambiente. Ci sono tanto di foto e filmati a documentare la situazione che i volontari del Cigno verde hanno verificato sul campo. «Quel che temevamo si è avverato – afferma Ferrara –. Inoltre, c’è stato comunicato nel tentativo forse di stabilizzare il terreno che sono stati immessi nel bosco detriti edili». Che aggiunge: «Tra l’altro in quella zona ci sono reperti di archeologia industriale risalenti agli Etruschi e Romani: i cosiddetti Forni per l’Allume». E conclude con un appello: «Vorremmo vedere se riusciamo, collaborando, a trovare una giusta misura tra lavoro delle aziende e tutela del bene pubblico».

Il punto non è mettere in discussione il legittimo interesse di chi è proprietario di quei boschi, o titolare di una concessione di coltivazione, a fare gli interventi di taglio. Quei luoghi hanno una valenza di interesse collettivo. Anche questa ha un peso. Il rischio è che a suon di autorizzazione per interventi parziali, assolutamente corretti ognuno preso per sé da un punto di vista normativo, si modifichi a tasselli un intero sistema paesaggistico. Un po’ per volta, senza avere la percezione dell’insieme. Del resto, non è la prima volta che si accendono i riflettori su queste colline. Nel 2018 l’intervento autorizzato dall’Unione montana delle Colline Metallifere prevedeva la realizzazione di un anello tutto intorno a Monte Coronato, lungo circa 2,3 chilometri. Ci si è fermati a 1,3 chilometri. Ma sono servite le proteste. Una marcia sul posto alla vigilia di Ferragosto del 2017 e l’intervento dei Carabinieri forestali.

Manolo Morandini

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