Il Tirreno

la storia del minas tirith 

«Siamo chiusi per precauzione Niente festa per la riapertura»

M.S.

Il locale di piazza Ivan Iori aveva chiuso il 29 dicembre Soci e dipendenti sono negativi e si preparano a rialzare la saracinesca del locale

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cecina. «Chiudere durante le Feste è stata una decisione sofferta ma necessaria. Ora ci prepariamo a riaprire».

Chiudere per Covid o con Covid fa differenza. Edoardo Battini, socio titolare del Minas Tirith, racconta così il difficile periodo dello storico locale di piazza Ivan Iori dopo la serrata, le malelingue e – finalmente – la tanto attesa rinascita. Forse già la prossima settimana.

Tutto è iniziato il 29 dicembre con un post su Facebook. «Ci rivediamo presto!», scrivevano Andrea Marconi, Battini, Alessio Semoli, Davide Lelli e Daniel Stoican, aggiungendo che «visti i recenti sviluppi resteremo chiusi in via precauzionale da oggi fino a data da definirsi».

E salutavano: «A presto».

Un chiarimento necessario, visti i tempi che corrono, e ribadito dallo stesso Battini: «Nessuno, socio o dipendente, è positivo. Molti di noi però avevano avuto contatti più o meno stretti con persone positive».

Di cui la difficile scelta, con gli ordini già in magazzino: «C’è chi ha scelto di mettersi in auto-osservazione e chi è stato messo in quarantena. A quel punto meglio tirare giù la saracinesca».

«Non c’è stato alcun intervento da parte di Asl – precisa – e avremmo potuto rimanere aperti, specialmente dopo questi due anni molto difficili e proprio nel periodo in cui, per noi “stagionali al contrario”, il settore fa registrare gli incassi più alti», prosegue.

Nel 2021, il Minas, nel momento delle restrizioni che obbligavano alla chiusura alle 18, si era reinventato come aula studio. Un’esperienza che aveva raccontato a Il Tirreno.

Questa volta il racconto è invece quello di una ripresa, ma sempre a piccoli passi. «Stiamo aspettando che tutti i contatti si negativizzino. Speriamo di riuscire ad alzare la saracinesca già la prossima settimana», preannuncia Battini.

Non sarà, però, una festa; almeno non in senso stretto. «Lo spazio all’esterno ci consentirebbe di organizzare qualcosa, ma non ci sembra il momento. Non vogliamo creare assembramenti; “il paese è piccolo”», precisa il titolare, che poi spiega: «Quando torneremo in attività lo faremo seguendo tutte le precauzioni del caso».

Un messaggio, però, quello sì, Battini si sente di darlo (anche per comprensibile scongiuro). «Molti clienti ci raccontavano di conoscenti positivi. Con la variante Omicron i sintomi possono essere molto leggeri, che potrebbero non spingere a fare subito un tampone», racconta, e infine conclude: «Fare il test diventa quindi una questione rimessa al buon cuore di ciascuno; una questione di coscienza».

M.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web