Sicurezza
Raccolta alimentare, sempre più cecinesi in difficoltà
CECINA. Tempo di bilanci anche per il centro raccolta alimentare della Pubblica assistenza di Cecina. Nato a metà degli anni 90, dal 2010 è coordinato da Giovanni Ippolito e dalla sua squadra. Il 2021 conferma che il bisogno della collettività cresce: dal 1° gennaio al 30 dicembre, i pezzi singoli consegnati risultano 60.200, equivalenti a 300 quintali di cibo e a 1400 pacchi. Pasta e pane, olio e condimenti, dolci e zucchero sono cresciuti rispetto al 2020 di circa 100 unità, a testimonianza che la crisi economica è forte e riguarda – altra notizia – più le famiglie della zona di quelle straniere. Nell’ultimo quinquennio, insomma, la situazione si è capovolta: 60 per cento contro 40, ossia nuclei familiari residenti a Cecina e sulle colline in maggioranza rispetto a chi viene dall’estero. Tradotto, significa avere aiutato almeno 4mila persone tra adulti e bambini. Il magazzino, la cui sede è accanto a quella della Pubblica Assistenza presieduta da Serena Mulaz, è aperto una sola volta alla settimana, il venerdì pomeriggio dalle ore 16 alle 17.45. La prima riflessione fatta da Ippolito è questa: l’incremento delle presenze è dovuto anche alla pandemia, che ha acuito i problemi iniziati con le varie crisi finanziarie. Questioni non di secondo piano, che hanno inaridito il mercato del lavoro e alimentato la conseguente perdita dei posti, in numerosi casi fissi, costringendo famiglie, uomini e donne sole a confrontarsi con la dura realtà della vita e la ricerca di un nuovo impiego. I prodotti arrivano dall’Unione europea, dallo Stato italiano, dal Banco alimentare di Firenze e dalla sensibilità dei cittadini e delle associazioni, che si traduce nelle raccolte e nella consegna degli scatoloni, contenenti biscotti, uova, bibite, prosciutto.
Le persone che giungono in piazza Alessandrini e ritirano la busta sono seguite dagli assistenti sociali dell’Asl e dal Comune. Sapere che il bisogno aumenta non è piacevole, ma i numeri danno l’esatta misura di come la comunità combatta con una piaga sociale quotidiana non semplice per niente da contenere. Matteo Del Corso, Graziella Marsili, Girolamo Bevinetto, Alice Bertoncini e Franco Splendiani sono i volontari della Pubblica assistenza che aiutano Giovanni Ippolito, per 36 anni capo cuoco in ospedale e gestore della logistica, a smistare i prodotti e mettere ordine nelle ampie sale. «La situazione è critica – spiega Ippolito – ma è un pochino più gestibile perché a livello nazionale ed europeo il meccanismo funziona e gli alimenti sono quasi raddoppiati. Consegniamo una volta al mese, ma teniamo di conto di alcune necessità. Sì, il 60 per cento sono italiani residenti nella zona e il 40 stranieri, ovvero marocchini, senegalesi e qualcuno dell’est. Dico auguri a tutti, sperando che nel 2022 la pandemia finisca e ci siano nuove opportunità di lavoro».
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