Sicurezza
Le donne del “Cacito” salutano dopo 60 anni e ringraziano i clienti «Per noi sono amici»
La storica latteria sanvincenzina aperta da Lia Sandri è stata trasformata dalle figlie in un negozio di prodotti tipici
Irene Di Brino
SAN VINCENZO. “Grazie a tutti. Lia, Gisella e Grazia, le donne del Cacito”. Così si conclude il post di arrivederci che da qualche giorno i clienti affezionati del piccolo negozio di specialità alimentari di San Vincenzo vedono girare sui propri social.
Un negozio nato dalla forza della mitica signora Lia e portato avanti con amore dalle figlie fino ad oggi. «Dopo sessant’anni di attività – spiegano proprio Gisella e Grazia Tosi – dal 31 dicembre potremo goderci il meritatissimo riposo, sapendo di lasciare l’attività in buone mani».
Un racconto familiare tutto al femminile, quello del Cacito, fatto di passione e sacrificio e diventato una pagina importante della storia del paese. Era, infatti, il 1962 quando Lia Sandri, per tutti “la Lia” apriva la sua latteria nel trafficato centro di San Vincenzo, oggi zona blu. «In realtà, per i primi dieci mesi la sede dell’attività fu il casotto della ferrovia, a pochi metri da qui – ricorda Grazia – ma presto mamma riuscì a spostarsi qui, nel fondo in cui siamo ancora oggi. All’epoca il negozio era solo produzione e rivendita di latte sfuso, formaggi toscani, ricotta e yogurt e i rifornimenti arrivavano da un podere a nord di San Vincenzo». Tanti i ricordi collegati a questo primo periodo. «Mamma che partiva in motorino per i rifornimenti – spiega Gisella – i bidoni in alluminio pieni di latte portati direttamente dalla stalla e che oggi sono parte dell’arredamento. Ma anche i misurini da un quartino, mezzo e un litro e io, bambina minuscola, che davo il latte in piedi su un panchetto, per arrivare al banco».
Due sorelle cresciute nella latteria, incuriosite dall’attività della mamma e affascinate dalla sua forza. «Lei ci raccontava del suo lavoro – ricorda Grazia – di come aveva imparato a fare il formaggio e io stavo lì, a bocca aperta, ad ascoltarla. All’inizio per me stare in negozio era praticamente un gioco, poi è diventato molto di più». Lia, infatti, gestiva l’attività da sola, aiutata solo dalle due figlie che, nel frattempo, crescevano e immaginavano di rendere la latteria qualcosa di più.
«La svolta è arrivata nell’82- raccontano – quando dopo un periodo di studio, fiere, corsi di aggiornamento, specializzazioni, decidemmo di lavorare ufficialmente con la mamma, trasformando il negozio in quello che è oggi». Salumi, vini e prodotti tipici per rendere la latteria una vera e propria attività di specialità alimentari. A quel punto, serviva un nome. Qualcosa di non scontato e, in qualche modo, legato alla famiglia. «Mio figlio all’epoca era piccolo – ricorda Gisella – e quando voleva mangiare il formaggio diceva sempre “voglio il cacito, voglio il cacito! ”. Come potevamo non sceglierlo? ».
Un nome che ha fatto la fortuna del negozio e lo ha reso riconoscibile non solo a San Vincenzo ma anche fra i tanti clienti “turistici” che, da tutta Italia, si fanno arrivare i prodotti direttamente a casa e, ogni estate, tornano a trovare Grazia e Gisella. «Da quando abbiamo annunciato la nostra decisione di ritirarci – spiega Gisella – riceviamo moltissimi messaggi dai nostri clienti. Che poi, clienti non è nemmeno la definizione giusta. Loro, ormai, sono persone amiche, affezionate, storiche, che proviamo un grandissimo dolore a lasciare».
Un dolore che nasce dalla passione che mamma Lia, scomparsa solo pochi anni fa, ha trasmesso alle figlie in anni di attività fianco a fianco. «Etica del lavoro, rispetto per i clienti e amore per questo mestiere – spiega Grazia – che lei ha continuato a dimostrare fino a quando, a 85 anni, l’abbiamo vista disossare in negozio l’ultimo prosciutto. E lei avrebbe continuato, se noi non l’avessimo convinta a godersi un po’ di riposo».
Riposo che, adesso, anche Grazia e Gisella sentono di meritarsi. «Abbiamo una lista esagerata di cose che vorremmo fare. Viaggiare, prima di tutto, magari anche insieme, dato che dopo tutti questi anni non ci siamo ancora venute a noia. Purtroppo questo non è un periodo particolarmente propizio per gli spostamenti, ma speriamo di poterlo fare presto». Gisella, intanto, si dedicherà a fare la nonna a tempo pieno, mentre Grazia vorrebbe tornare in sella alla sua moto e, perché no, ricominciare a studiare. «Finalmente avrò il tempo di fare pace con il computer – scherza – dopo troppi anni di rapporto poco amichevole». Ma, se le sorelle Tosi si godranno la pensione, il Cacito non chiuderà i battenti. «Il negozio resterà, così com’è – spiegano – con il suo nome, la sua disposizione e i suoi prodotti. Lo prenderà in gestione un imprenditore che ha già una serie di attività simili in Toscana che si è innamorato di questo posto e non ha intenzione di cambiarlo. Ci ha anche assicurato che la scelta delle commesse ricadrà sempre e comunque su donne, per mantenere la tradizione femminile dell’attività».
Un passaggio di testimone che le sorelle sperano possa durare poco, per arrivare presto all’apertura del rinnovato Cacito. «I clienti hanno bisogno di contatto, di familiarità. In un’attività come questa cercano anche un luogo per sfogarsi, raccontarsi ed essere ascoltati. Come diceva sempre nostra madre, in questo negozio si parla di tutto ma senza fare chiacchiericcio. È un insegnamento che abbiamo sempre rispettato, dall’inizio alla fine della nostra attività ed è il messaggio – concludono – che vogliamo lasciare a chi, dopo di noi, porterà avanti l’avventura del nostro Cacito».
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