Sicurezza
«Non ha restituito duemila euro di caparra»: a processo il venditore di un autosalone
Rosignano, avrebbe alzato il prezzo di una Jaguar dopo l’incasso dell’acconto: «Sono disponibile al rimborso, ma non è stato accettato»
ROSIGNANO. Non avrebbe restituito i duemila euro di caparra versati dal suo cliente per una Jaguar non acquistata a causa della modifica degli accordi precedenti. Di fatto per un aumento del prezzo – secondo l’accusa e la parte civile – non concordato prima del deposito dell’acconto. L’imprenditore Dario D’Erasmo – nel 2018, quando si sarebbero svolti i fatti, venditore per la “Best car” delle Morelline e poi proprietario di un altro autosalone – è a processo per appropriazione indebita per aver trattenuto la somma inviatagli come anticipo per bloccare la macchina. Il potenziale acquirente – un sessantenne di Piacenza, nel frattempo deceduto, che aveva visionato la Jaguar XK8 sul portale Autoscout24.it al prezzo vantaggioso di 20.500 euro – nell’ottobre di tre anni fa lo ha denunciato e uno dei figli si è poi costituito parte civile nel processo, assistito dall’avvocata Simona Solenghi.
L'UDIENZA
D’Erasmo – difeso dal legale Luciano Lorusso – in passato è stato denunciato per delle auto d’importazione americana acquistate dai clienti e a loro dire mai consegnate. Il Tirreno, un anno fa, pubblicò le storie di due suoi clienti – il sangiulianese Roberto Agus e il milanese Loris Ceriotti – che lamentarono, appunto, di non aver mai ricevuto le macchine che avevano ordinato e pagato. Ma in questo caso l’imprenditore, secondo l’accusa, avrebbe trattenuto un acconto di duemila euro. Per questo si è aperto il processo al tribunale di Livorno, con l’ultima udienza che si è celebrata venerdì scorso con un rinvio da parte della giudice Cecilia Balsamo a causa dell’assenza dell’imputato.
LA TRATTATIVA
La trattativa per l’acquisto della Jaguar, a giudizio della parte civile, è stata fin da subito molto complicata. Inizialmente il prezzo pattuito sarebbe stato di 20.500 euro, poi però vi sarebbe stato un rialzo inatteso, motivato dai costi di immatricolazione, a 23.500. «Taciuto nell’annuncio», ma comunque alla fine accettato dall’acquirente pur di far sua la fuoriserie. Così ha pagato l’acconto. Ma è dopo il versamento della caparra che le condizioni si sarebbero ulteriormente modificate. «D’Erasmo – si legge nella querela – comunicava che l’iter di passaggi era cambiato a sua insaputa e che occorrevano nuovi documenti, che facevano aumentare il costo della Jaguar a 26.500 euro, ovvero ben seimila in più rispetto al prezzo inizialmente pubblicizzato sul sito. A fronte di questo ulteriore aumento di prezzo il cliente comunicava che non era più interessato all’acquisto dell’auto e D’Erasmo, preso atto della sua decisione, si diceva disponibile alla restituzione della somma e, in alternativa, a cercare un’altra auto con le medesime caratteristiche».
L'ULTIMA "OFFERTA"
Da qui in poi le cose si sarebbero ulteriormente complicate, con D’Erasmo che avrebbe proposto il modello di macchina successivo – una Jaguar XKR – a 25mila euro. «Ma era la stessa vettura pubblicizzata dal rivenditore tedesco “Nc Motors” – spiega la parte civile – presente sul sito Mobile.de al prezzo di 13.900 euro (perché incidentata ndr)». Da qui il rifiuto dell’offerta e la denuncia, col processo che va avanti con il venditore imputato per appropriazione indebita.
LA DIFESA
D’Erasmo si difende spiegando di aver sostenuto delle spese di viaggio (documentate) per visionare l’auto all’estero. «Inizialmente ho offerto la metà dell’importo perché avevo sostenuto i suddetti costi – spiega – dopodiché ho offerto l’intero acconto, ma la controparte pretendeva anche le spese processuali. Sono disponibile a restituire la somma in qualsiasi momento, come già anticipato a suo tempo».
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