Toscana
La ripartenza in arte con la recitazione e “I veri matti sono fuori”
Eventi
CECINA. Per la festa dell’Immacolata al Dan Kafè, con ingresso contingentato, presentazione Green pass e mascherina, è andata in scena la rappresentazione “I veri matti sono fuori” con la regia e la partecipazione di Patrizia Fantozzi, nonché di Flora Lombardi, Luana Toni e Daniela Giandolfi.
Un variopinto ritratto dai colori molto accesi della realtà manicomiale sino al 1978 quando la legge Basaglia ha decretato la chiusura di veri e propri lager dove venivano rinchiusi malati mentali ma anche persone scomode alla società come orfani, donne che non sottostavano a regole imposte da una società chiusa e retrograda, omossessuali e tutte quelle anime che non rispecchiavano i canoni di normalità del tempo.
Patrizia Fantozzi ha letto alcune poesie di Alda Merini e Beatrice Zerbini. Daniela Giandolfi ha fatto alcuni ritratti di donne ricoverate nel manicomio di Volterra. Luana Toni ha interpretato un monologo che narra di un ricoverato presso il Manicomio di Volterra che grida al mondo il suo desiderio di andarsene a casa denunciando tutte le restrizioni e imposizioni a cui è sottoposto.
Flora Lombardi ha interpretato due monologhi: il primo è la dichiarazione di una donna che ha scelto la pazzia come fuga da una realtà che non condivide e alla quale non riesce ad assoggettarsi. Il secondo monologo, che ha emozionato e commosso fino alla lacrime i presenti, quello di una donna finita in manicomio dopo aver assistito per anni alle violenze sessuali del marito nei confronti della sua bambina.
La serata è terminata sulle note della canzone di Simone Cristicchi “ti regalerò una rosa” mentre le attrici facevano dono di una rosa rossa a tutti i presenti. Il tutto con il supporto tecnico di Alessio Bernardetti che ha giocato con maestria con pezzi musicali di De Andrè, Don Baki, Gabriella Ferri e altri.
La legge 180 del 1978, nota come legge Basaglia, non prevedeva di “lasciare liberi i matti”. Ha consentito la chiusura dei manicomi e l'abbattimento di qualunque “muro”, segregazione e istituzionalizzazione della salute mentale, ma non prevedeva affatto l'abbandono della persona con problemi di salute mentale.
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