Sicurezza
Capaccioli tra i big della fotografia partecipa a un prestigioso concorso
Il presidente del circolo Fabbricaimmagini ha mosso i primi passi in questo settore a partire dalla metà degli anni Settanta
La storia
Formato quadrato, stile minimalista ed essenziale, paesaggi di periferia in cui l’urbano si confonde con l’ambiente. È la fotografia di Fabio Capaccioli, nato nel 1956 a Gabbro, residente a Montescudaio e presidente di un circolo a Rosignano, selezionato dalla direzione artistica di Mediterraneo Fotografia per partecipare all’edizione 2021 Special. Un vero e proprio invito prestigioso per Capaccioli che muove i primi passi nella fotografia a metà degli anni Settanta.
«Da bimbo disegnavo poi, da ragazzino, suonavo la chitarra con gli amici. Pian piano la pittura è andata diminuendo e, così, per curiosità, da giovane ho comprato la mia prima macchina fotografica. Sarà stato il 1975 – dice Capaccioli – Frequentavo l’università, compravo le riviste del settore e l’attrezzatura per poter sviluppare i negativi, iniziando a stampare le cose che facevo. Da autodidatta. Non ho mai fatto corsi specifici o partecipato a incontri sul tema. Mi sono sempre considerato un cane sciolto. Ovviamente, nel tempo, la mia fotografia è cambiata, anche se rimane di fondo un forte legame con le arti visive, la pittura in primis. Ho cominciato soprattutto per documentare le cose. Ero diventato il fotografo del paese. All’epoca, infatti, non c’erano tante possibilità come oggi per fare foto. Dal 2005 in poi, però, coinvolto da un amico fotografo che aveva costituito un’associazione, ho preso coscienza del fatto che, con questo mezzo, ci si poteva esprimere più consapevolmente. Ho iniziato così a muovere i primi passi in questo circolo, di cui ora sono presidente, Fabbricaimmagini, spinto dall’amico Paolo Pagnini. Un circolo nel quale si dà più importanza ai contenuti rispetto alla tecnica, che comunque ci vuole. Abbiamo allargato i nostri orizzonti e questo ha condizionato fortemente il mio modo di fare fotografia». «Sono moto lento – prosegue – A differenza di tanti colleghi, non sento l’urgenza di fare. Magari prendo appunti visivi e trovo un filone da seguire. Sono attratto da situazioni ai margini, alle periferie, anche dalle aree rurali, cercando di spogliare la mia fotografia dai retaggi pittorici e sono sempre più soddisfatto. E, comunque, sarebbe troppo comodo fermarsi una volta trovata una forma d’espressione. Io non sono così. Quando sento che un percorso è finito, cerco un’altra strada. Uso un formato quadrato sia con la macchina che con il cellulare. Il bianco e nero ora non mi interessa, preferisco il colore, anche se tendo alla sovraesposizione con cromatismi chiari».
Francesca Lenzi
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