Mandato di sei mesi a Scarpellini per cambiare la Società della salute
Dopo lo stallo seguito alle dimissioni di Donati i sindaci ritrovano la bussola, ruolo di vice a Bezzini
Manolo Morandini
CASTAGNETO. Due mesi. È il tempo che è servito alla Società della salute Valli Etrusche per ridarsi un assetto di governo. Sei quelli del mandato a tempo, condiviso all’unanimità dall’assemblea del 30 novembre che affida la presidenza del consorzio alla sindaca di Castagneto Carducci Sandra Scarpellini. Ad affiancarla nel ruolo di vice l’assessore alla Sanità di Piombino Carla Bezzini. Nella giunta siedono anche i rappresentanti dei Comuni di Cecina, Rosignano e Campiglia Marittima, in base al criterio della maggior popolazione residente. Ma c’è l’impegno ad affidare incarichi per coinvolgere anche i rappresentanti degli altri enti.
Al consorzio, che si è costituito a giugno 2018, fa capo l’integrazione dei processi di programmazione e gestione tra sociale e sanitario. Una sorta di governo istituzionale, professionale e associato per la gestione dei servizi territoriali per la salute in cui si riuniscono le competenze degli enti locali e dall’Azienda sanitaria.
«Tra le prime cose che faremo c’è la convocazione del tavolo degli assessori al Sociale che da tempo non è attivo – dice la presidente Scarpellini – . Abbiamo la disponibilità di Donatella Pagliacci, che si è dimessa da direttrice della Sds per assumere un nuovo incarico, a lavorare con noi per individuare il sostituto dall’apposito albo e fare una sorta di passaggio di consegne». Nel semestre la Sds tornerà ad avvalersi della consulenza di Federsanità. «Così come ci affiancarono all’epoca della fusione ripartiamo dai nuovi dati, dopo quasi due anni di emergenza Covid, per definire i nuovi modelli organizzativi». Tra gli scogli mai superati resta la differenza di contribuzione pro capite, la cifra che ogni comune versa alla Società della salute in rapporto al numero di residenti. In Val di Cornia è di 40 euro mentre nella Bassa Val di Cecina si attesta a quota 44 euro. «Dovrà essere resa omogenea», dice Scarpellini. Che Prosegue: «Ci aspetta una fase dialettica ma improntata alla massima collaborazione. Questa è una zona con una varietà politica totale che corrisponde a una necessità di paziente confronto dato che la pluralità di visioni è una ricchezza».
L’intenzione dei sindaci sembra quella di provare a tenere tutto insieme mettendo sotto il tappeto, almeno in questa fase, le criticità. La presidenza Scarpellini è la soluzione condivisa per voltare pagina dopo le dimissioni da presidente di Daniele Donati, ufficializzate in una lettera l’1 ottobre, mai rese pubbliche e rivelate dal Tirreno. Al pari dei problemi di governo del consorzio fotografati nella richiesta di azzeramento delle cariche politiche e tecniche in seno alla Sds. Lo hanno ipotizzato i rappresentanti di Piombino, Campiglia, Suvereto, Castagneto, Sassetta, Bibbona, Cecina, Guardistallo, Casale e Monteverdi in un documento elaborato, condiviso, ma mai portato alla luce del sole. Un indicatore dello stallo e delle difficoltà, al pari delle dimissioni di Donati, nei rapporti tra rappresentanti dei cittadini e Azienda sanitaria Toscana Nord ovest. Adesso sembra aprirsi una pagina nuova.
C’è da portare a compimento il lavoro di programmazione in vista della scadenza della presentazione dei progetti per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) . La scadenza è a metà dicembre. Per quella data la Regione dovrà presentare le proposte al ministero della Sanità. «Dobbiamo riappropriarci di una funzione di indirizzo, sapendo che la carenza di medici e infermieri è un dato su scala nazionale ma che nelle periferie come la nostra pesa più che altrove – conclude Scarpelllini – . Dovremo esercitare le nostre prerogative di indirizzo nella massima collaborazione e confronto con l’Azienda sanitaria».
Il ritrovato assetto raccoglie anche l’appello dei sindacati, per voce dei rappresentanti provinciali Monica Cavallini (Cgil), Filippo Giusti (Cisl) e Paolo Camelli (Uil) , che avevano chiesto «senso di responsabilità da parte di tutte le parti politiche in campo». Auspicando «una soluzione in grado di dar concretezza a quei progetti che il territorio e i suoi cittadini aspettano da tempo, come per esempio l’ospedale unico. I ritardi e le indecisioni mettono in fibrillazione non solo i cittadini ma anche il personale sociosanitario. I lavoratori del settore, non vedendo un progetto definito, risultano sempre meno propensi a scegliere il nostro territorio e le nostre strutture».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
