Sicurezza
Negozio di cosmetica chiude: «Scelta inevitabile»
Cinzia Costanza abbasserà la saracinesca il 31 dicembre La scelta: colpa della pandemia e degli affitti alti. «Ho aperto proprio ora la svendita totale»
Michele Falorni
cecina. Meno di due mesi ancora e su Kiss make up, negozio di cosmetica professionale all’inizio di corso Matteotti, si abbasserà per l’ultima volta la saracinesca.
Il lavoro finirà venerdì 31 dicembre, ultimo giorno di quest’anno ancora segnato dal coronavirus e da tutte le sue conseguenze sul mondo del commercio.
Cinzia Costanza, esercente cecinese, è amareggiata ma non può tornare indietro. La sua storia è uguale a quelle di molti colleghi, che – non solo a causa della pandemia – dovranno cercare un altro impiego. L’attività, aperta prima in centro accanto alla cartolibreria Lucarelli e poi all’ingresso di Cecina venendo dal ponte, non è più sostenibile. I problemi sono ormai troppi, come le spese e gli imprevisti. Non bastano nemmeno la buona volontà e l’impegno quotidiano.
Cinzia ha 46 anni e si sente «sola e abbandonata, perché non mi è servito nemmeno trasferirmi da un fondo all’altro per spendere meno soldi di affitto, passando dai 2mila euro nel periodo 2013-2017 ai mille al mese dalla primavera 2017 a oggi. Avrei festeggiato volentieri i dieci anni di attività, ma non ci sono riuscita. Mi dispiace. L’emergenza sanitaria ci ha costretto a chiudere per tre mesi, è vero, ma la quota mensile è rimasta alta mentre il mondo è cambiato. Come altri, ho ricevuto il sostegno del governo, ma 2mila euro sono pochi per andare avanti. Poi è anche colpa della situazione economica generale e del centro di Cecina che è vuoto. Non ci sono soldi e le persone non si avvicinano ai negozi come prima».
Costanza, nella sua analisi, non dimentica che mai come in questi anni le famiglie sono costrette a scegliere. A cena fuori, ad esempio, si va se possibile perché la voglia di socialità è forte. A pagare il conto sono spesso i negozi, in quanto i bilanci familiari non consentono margini di errore e gli investimenti sono calcolati al centesimo.
«Non sono più in grado – prosegue Cinzia – di mantenere la ditta. Le mascherine hanno cancellato il trucco, perché il viso non si vede più e quindi i rossetti, compresi quelli resistenti, sono inutili. E comunque non fanno la differenza nel fatturato. Un aspetto da tenere presente, che pesa quanto la spesa per il suolo pubblico e la luminaria, di cui dovrebbe occuparsi il Comune e non i commercianti. Visto il momento, ho organizzato la svendita totale per cessazione attività. Non avevo alternative. Nemmeno durante la pandemia l’affitto è diminuito e mille euro sono troppi. Mi dispiace, questo lo ripeterò sempre, poiché ho creduto in questo lavoro e ho frequentato numerosi corsi di formazione per qualificarmi, rimanendo aperta la domenica e per le feste. Nessuno mi è mai venuto incontro. Non voglio uno stipendio da dirigente, ma chiedo di lavorare in maniera dignitosa».
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