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I titolari dei bagni contro la proroga a dicembre 2023 «Che fine faremo?»

Francesca Lenzi ; Altri servizi a pag.2 e 3
I titolari dei bagni contro la proroga a dicembre 2023 «Che fine faremo?»

La Bolkestein incombe e i concessionari sono preoccupati Paperini: «Non siamo una lobby, ma gente che lavora»

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Francesca Lenzi

cecina. Concessioni prorogate fino al 2033. Anzi, no. Facciamo fra due anni.

A grandi linee è andata così. O meglio, sta andando così, perché la partita è sempre aperta e ormai siamo abituati a uno scenario che avanti fra rinvii, attese e moltissimi dubbi. Facciamo un passo indietro: la direttiva Bolkestein è un atto approvato dalla commissione europea nel 2006 e recepito in Italia nel 2010. L’obiettivo è di promuovere la concorrenza e l’accesso ai mercati. Nello specifico, per i balneari, si apre la prospettiva delle evidente pubbliche. L’Italia, però, sta a guardare e, nel tempo, vengono aperte migliaia di procedure d’infrazione nei confronti del bel paese. In ultima battuta anche per i balneari. L’ultima proroga arrivava fino al 2033. Ma ecco che, due giorni fa, la sentenza del consiglio di Stato ha sancito come l’estensione non possa andar oltre il 31 dicembre 2023. Con buona pace dei balneari che ripiombano nell’ansia.

«Se ce l’aspettavamo? No. Abbiamo una legge, la 145, che parlava del 2033. Evidentemente non ci si può fidare nemmeno delle leggi del parlamento – a parlare è Stefano Paperini, titolare del bagno Delfino alle Gorette (25 dipendenti), e nella presidenza nazionale Fiba – Eravamo preoccupati, quello sì, ma una bomba atomica del genere non ce l’aspettavamo. In pratica i giudici sono diventati legislatori. Purtroppo la gente ci vede come una lobby, una casta. Non è così. Siamo imprenditori, siamo famiglie che lavorano. Abbiamo creato un indotto che fattura diversi miliardi e l’abbiamo fatto su un terreno demaniale, è vero, ma le aziende e i fabbricati che stanno sopra sono di nostra proprietà. Cosa accadrà ora? Non ho la palla di vetro, ma qualcosa andrà fatta. La politica deve metter mano al problema. Finora l’ha sempre rinviato, ora non è più possibile. È chiaro che non siamo felici di andare a gara. Se, però, il futuro sarà delle evidenze pubbliche, che almeno si tenga conto del valore commerciale delle aziende. Sediamoci a un tavolo col governo e proviamo a trovare i meccanismi che possano soddisfare le esigenze di tutti. Non siamo banditi, ma gente che ha sempre lavorato nelle leggi».

«Si parla tanto di lavoro precario, i balneari sono i più precari di tutti – afferma Alberto Nencetti, titolare del bagno Ippocampo (26 dipendenti), presidente provinciale Sib, anche vice presidente regionale e nel consiglio nazionale – Prima ci danno un documento con una data, il 2033. Poi ci viene che non è va bene e la proroga viene estesa solo al 2023. Arriva un giudice e dice che abbiamo scherzato. Che senso ha? Come possiamo fare investimenti, assunzioni? Tutta la balneazione è in allarme, è logico. E non sappiamo quale scenario si aprirà adesso. Sicuramente partiranno i ricorsi e sarà battaglia. Siamo disposti a fare una riforma del demanio. L’abbiamo chiesta noi. Però è il modo di agire che sconcerta e preoccupa. Il governo dovrà legiferare al più presto. Che poi la Bolkestein dice di andare a gara se il bene scarseggia. A Cecina, però, solo un terzo della costa è in concessione, quindi non scarseggia nulla. Nella nostra zona parliamo di bagni a conduzione familiare. Gestioni storiche. Fra due anni che fine faremo?».

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