Il Tirreno

presidio libera castagneto san vincenzo 

«Un’azione politica che va oltre il valore economico»

M.M.

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castagneto. «È importante un’azione pubblica che assuma la responsabilità della gestione dei beni confiscati a soggetti che da molti anni operano con modalità criminali nei nostri territori – afferma il referente del Presidio Libera di Castagneto e San Vincenzo Enzo Chioini –. È questo un impegno fondamentale delle istituzioni, a dimostrazione del riconoscimento dell’esistenza di una fragilità, di una malattia, e della volontà di una comunità di “curarsi”». Che aggiunge: «In diversi degli appartamenti confiscati sono “affittuari” gli ex proprietari e, in due casi sono immobili al centro del processo a Fedele che, nel 2018, lo ha visto condannato a 12 anni, in primo grado, per usura aggravata nei confronti delle famiglie che vi risiedono».

I percorsi di confisca sono tutt’altro che semplici. «Appartamenti confiscati al 40 o al 50 per cento, al distributore di Marina di Castagneto solo per la superficie occupata e non l’attività commerciale che vi insiste – dice Chioini –. Così come sarebbe necessario un chiarimento da parte dell’Agenzia nazionale sul pagamento delle indennità di occupazione a cui sono dovuti gli occupanti degli edifici confiscati. Ci risulta che vi siano beni ancora occupati e utilizzati dai soggetti a cui sono stati confiscati e che su di essi non abbiano mai pagato alcuna indennità, mentre a tutti gli altri, la scorsa estate era arrivata una richiesta, sempre da parte dell’Agenzia, di aumento dell’indennità». A proposito dell’assegnazione ai Comuni di beni per un riuso sociale, residenziale, associativo o di altro tipo, il referente di Libera sottolinea l’importanza di «farlo con il coinvolgimento delle comunità, cittadini, associazioni, imprese. È un’azione culturale e politica che va oltre il valore economico dei singoli beni. Ricondurre questi beni all’utilizzo pubblico vuol dire riportare alla comunità quella “ricchezza” sottratta con il malaffare, quanto mai odioso quando si tratta di usura o estorsione».

Il percorso dei beni confiscati è avviato, ma rimane il problema. «Quello del radicamento sociale ed economico di questa situazione illegale insediatasi nei nostri territori da oltre 20 anni, in primo luogo nel settore abitativo, in particolare per i lavoratori extracomunitari. Quest’ultimi sono fondamentali per l’esistenza del comparto agricolo in Val di Cecina e in Val di Cornia, dove purtroppo sono da registrare situazioni di pesante sfruttamento, irregolarità e caporalato. Lo dimostrano sentenze della magistratura e indagini delle forze dell’ordine». Che conclude: «Dove i diritti non vengono applicati si genera ingiustizia sociale, il miglior terreno per la criminalità, le mafie, la corruzione. Per queste ragioni ci auguriamo che la sensibilità dei Comuni interessati da questa situazione li porti, nel corso della conferenza dei servizi, a chiedere la “destinazione” dei beni confiscati e a costruire ipotesi e progetti di riutilizzo sociale coinvolgendo le rispettive comunità». M.M.

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