Il Tirreno

il caso valli etrusche 

Crisi della Società della salute Sindaci sulla linea del silenzio

Manolo Morandini

Nessun chiarimento sulla nota in cui si chiede di azzerare i vertici politici e tecnici La prossima settimana potrebbe essere convocata l’assemblea dei soci

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Manolo Morandini

CASTAGNETO. Un muro di gomma. Nessuno che si prende la briga di chiarire quanto sta accadendo da tempo nelle stanze della Società della salute Valli etrusche. A quanto rivelato dal Tirreno, con documenti esclusivi, non seguono i dovuti chiarimenti. Quel che si respira è soprattutto imbarazzo. Da un mese il consorzio è senza il presidente.

Il sindaco di Rosignano Daniele Donati l’1 ottobre ha ufficializzato le sue dimissioni. E negli stessi giorni prende corpo un documento condiviso da vari sindaci, dieci su sedici, in cui si punta all’azzeramento dei vertici politici e tecnici della Società della salute (Sds). Una crisi in atto di cui sembra non si avverta il dovere di rendere conto ai cittadini. Quel che è certo la prossima settimana dovrebbe riunirsi l’assemblea dei soci, composta dal direttore generale dell’azienda Usl Toscana Nordovest e dal sindaco o da un componente della giunta di ciascuno dei sedici comuni aderenti tra Bassa Val di Cecina e Val di Cornia.

Potrebbe apparire una questione solo politica. Di certo ce ne è molta. Non fosse per la difficoltà di arrivare a trovare la quadra su un nome per la presidenza. Donati ha alzato bandiera bianca nell’intento di scuotere lo stallo descritto nella lettera con cui motiva il suo passo indietro. In breve, l’obiettivo è di favorire l’avvio di “un percorso di profondo ripensamento”.

Di che si occupa la Società della salute? Al consorzio, che ha sede a Donoratico, fa capo l’integrazione dei processi di programmazione e gestione tra sociale e sanitario. Una sorta di governo istituzionale, professionale e associato per la gestione dei servizi territoriali per la salute in cui si riuniscono le competenze degli enti locali e dall’Azienda sanitaria. Le carte riservate certificano lo stato di crisi politica in cui è piombato l’organismo che prometteva a giugno 2018 di dare nuovo slancio ai servizi territoriali per la salute.

La pandemia da Covid-19 ha di sicuro assorbito energie e risorse. Ma non basta a giustificare una situazione che stando al documento condiviso da dieci su sedici sindaci avrebbe dovuto portare a una mozione da votare in assemblea per “l’apertura di una nuova fase organizzativa della Società della salute”, si legge. Lo stesso Donati rileva che la Sds “mantiene ancora oggi elementi di difformità tra i due territori coinvolti: modalità di erogazione dei servizi non pienamente uniforme, diversa contribuzione esistente tra comuni della ex Bassa Val di Cecina e quelli della ex Val di Cornia, elementi di differenziazione legati a caratteristiche diverse dei territori”. Per stare alla contribuzione i Comuni della Bassa Val di Cecina versano 44 euro per ogni residente, quelli della Val di Cornia 40 euro. Accenna a tematiche affrontate al di fuori di un quadro e con la “logica di urgenza del giorno” con “cortocircuiti decisionali”. Non manca un accenno all’ospedale unico tra Cecina e Piombino. “Si è arrivati a determinare un quadro di funzioni e investimenti ma con difficoltà a declinarne tempi e modalità di attuazione. Lo stesso regolamento di funzionamento dell’ospedale unico, che contribuirebbe a dissipare dubbi e incertezze, sembra essere attualmente in fase di stallo, ancorché sollecitato dai sindaci e dalle stesse forze sociali”.

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