Il Tirreno

il personaggio 

La sfida di Paolo: da Castiglioncello a Londra (e ritorno) per fare cinema

Francesca Lenzi
Paolo Donati
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Paolo Donati

Il film No Way Back è in concorso in diversi festival. Il sogno: aprire una società di produzione in Italia

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Castiglioncello. Da un posto, quando te lo senti stretto addosso, si spera solo di scappare. Per vedere cosa c’è fuori casa. Poi capita una roba strana. Capita che, vivendo e vedendo altro, a quel luogo ci ripensi, per certi versi ti manca e, guardandolo con altri occhi, ti viene da amarlo come lo amavi prima, ma senza sentirti intrappolato.
Paolo Donati, 26 anni lo scorso agosto, è nato e cresciuto a Castiglioncello dove la famiglia gestisce da più di 50 anni i Bagni Etruria e dove il ragazzo resta fino al diploma di grafico pubblicitario preso al Marco Polo di Cecina. Da lì il viaggio verso Londra, inizialmente senza un motivo ben preciso. «Per capire cosa ci fosse fuori casa – spiega Paolo – Anche se al tempo ero prevalentemente musicista. Tuttora scrivo e compongo. Ma la passione per il cinema era già radicata. Il grande schermo mi ha sempre affascinato. Credo di aver trascorso al cinema di Castiglioncello tantissime ore e da lì è partita la voglia di capire come funziona».

Quindi gli studi alla MetFilm School presso gli Ealing Studios, il progetto di un film, poi realizzato, la pandemia e una vita, come quella di molti altri, sospesa nello spazio e dilatata nel tempo. No Way Back è il primo lavoro di Donati, un mediometraggio che il giovane autore ha deciso di girare a Castiglioncello nei primi giorni del febbraio 2020. «Pochissimo prima che scoppiasse questo macello del Covid – afferma il giovane – In realtà non mi andava assolutamente di fare un film su Castiglioncello, quasi a fondo turistico. Anche se alla fine un po’ lo è comunque, considerando i bellissimi scorci che si vedono nelle immagini. Che siamo a Castiglioncello lo si capisce già all’arrivo alla stazione della protagonista, e tanto basta. La stessa geografia è cambiata sulla base delle mie esigenze. Insomma, quello nel film è un posto uscito dal paradiso, bellissimo, ma anche difficile da lasciare. Perché l’ho girato proprio qua? Beh, perché è casa mia, ne conosco ogni angolo, ed è stato allo stesso tempo semplice ed emozionante viverlo con la macchina da presa».

«A Castiglioncello sono legatissimo e adesso non mi sento più intrappolato come, invece, mi sentivo anni fa – va avanti Donati, che in questo periodo si trova proprio fra la pineta e la scogliera della propria infanzia – Ora sono consapevole dell’importanza del posto nel quale vivo. So pure che devo ripartire, per continuare il mio percorso, ma ho voluto e vorrò dare forma a questo luogo che mi ha dato la sensibilità e la capacità di stare calmo nel fare quello che faccio». Stoppato dalla pandemia – che Donati è riuscito a rendere fertile, lavorando a due piccole produzioni con il grande attore Ian McKellen – No Way Back (che conta come compositore Austin Wintory e come autore del manifesto Francesco Ripoli) può finalmente vivere la trafila dei vari festival in giro per il mondo. Ad oggi è semifinalista all’Around Film festival di Amsterdam per la miglior fotografia, ha ottenuto due Silver Awards al Milan Gold Awards (miglior horror e produzione) ed è stato selezionato all’International Sound & Film Music Festival per la colonna sonora e il sonoro.

«Ho aperto una compagnia di produzione cinematografica a Londra, My Red World Productions, e voglio aprirne una anche in Italia e girare un primo lungometraggio – dice Donati – Non voglio chiudere con Londra che mi ha dato tanto ma che è pure un tritacarne con ritmi insostenibili. Cos’è invece Castiglioncello? Ogni volta che torno è una conferma, il realizzarsi di una promessa. Da lontano mi manca, e sono felice quando la rivedo. Immaginandomi qui nel futuro, non mi sentirei inadeguato né sprecato. È un luogo sempre bellissimo, ma anche statico. Quasi una trappola. Ma non per me che ho addomesticato la bestia. Resta, comunque, un vortice con moltissime potenzialità, culturali, letterarie, turistiche, cinematografiche, un po’ seduto sugli allori. Fermo sul proprio nome che non basta più. Sono felice di essere qua, ma c’è ancora tanto da fare».

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