Il Tirreno

elezioni a castellina 

Il Pd a Panicucci «Nessun complotto»

Dopo le accuse ai renziani, i democratici contro l’ex sindaco «Basta inventare storie, adesso si volta pagina finalmente»

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CASTELLINA MARITTIMA. «A questo punto si volta definitivamente pagina, l’ultima fallimentare amministrazione si è conclusa mesi fa, quando sei consiglieri di maggioranza su sette (tre dei quali non appartenenti a nessun partito) si sono dimessi dopo che l’allora sindaco Manolo Panicucci minacciò le dimissioni a seguito di una lettera dei consiglieri in cui veniva messo nero su bianco che le scelte che il sindaco si prestava a prendere nel bilancio e nel piano degli investimenti non erano nell’interesse comune». Parte da qui, ma anche dai ringraziamenti agli elettori e dalle congratulazioni al neo-sindaco di Castellina Marittima Alessandro Giari, l’articolata nota che arriva sul “post” voto dalla sezione Pd di Castellina Marittima. Un «entusiasmante risultato», commentano, quello arrivato nel pomeriggio di lunedì scorso con il 67,41% ottenuto da Giari davanti proprio a Panicucci, 18,96%, e Rocco Pompeo 13,63%, ribadendo «l’impegno nel supportare attivamente questa amministrazione» da parte dei “dem”. «Doveroso però fare delle precisazioni», commentano. «L’ex sindaco è stato ricandidato nel 2017 sulla base del suo impegno a “modificare” la sua precedente esperienza rimediando alla rottura e ai contrasti asprissimi che lo avevano visto protagonista nell’ultima fase che si era conclusa con una pesantissima sconfitta della sua maggioranza alla tornata elettorale successiva. Ricordiamoci che la vittoria del centro sinistra e di Federico Lucchesi nel 2010 è avvenuta grazie alla logica di discontinuità con l’amministrazione di Panicucci». Quest’ultimo, sostengono, nel 2017 «non ha avuto la fiducia della maggioranza dei cittadini data la scarsissima affluenza perché, malgrado il sostegno di tutti, anche di buona parte dei sui avversari ha vinto con pochissimi voti di scarto». «La volontà di ricucire, di valorizzare le giovani generazioni, di cambiare metodo, senza più criminalizzare gli avversari garantendo partecipazione e coesione. Purtroppo, niente di questo è accaduto, in realtà è stato tutto come prima, anzi peggio di prima. Ha nuovamente iniziato ad amministrare da solo con presunzione e arroganza. Ha mortificato gli assessori comunali, i consiglieri, i cittadini e le associazioni. Non ha garantito informazioni e ha fatto promesse non mantenute. Perché i consiglieri comunali, partiti con grande entusiasmo si sono sentiti sempre meno parte di una maggioranza? Cattiva volontà e disinteresse da parte loro, oppure difficoltà a convivere con un metodo basato sull’auto-referenzialità e sull’esclusione del gruppo dalle decisioni importanti? Perché quasi tutte le associazioni del nostro Comune hanno motivi di risentimento per non essere state ascoltate e valorizzate? L’unica questione chiara è l’inadeguatezza a svolgere un ruolo di governo basato sul consenso e sulla partecipazione», continuano. E chiosano dal Pd: «L’ex sindaco non costruisce consenso. Poi ci si può pure inventare un’altra storia e attaccare il segretario del Pd e i consiglieri dimissionari, ma questa è la realtà dei fatti. Prenda atto l’ex sindaco che non c’è stato nessun complotto “filo-renziano”».

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