Il Tirreno

La storia 

Barca pignorata al pescatore di Rosignano: «Cinque famiglie sono senza lavoro»

Luca Barbieri
Simone Sardone, a sinistra, con il padre a bordo della barca
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Simone Sardone, a sinistra, con il padre a bordo della barca

Simone Sardone e la contesa col porto: da sedici giorni senza andare in mare. Appello: «Il Comune intervenga» 

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ROSIGNANO. «Con la barca pignorata non lavoro da sedici giorni, io voglio soltanto lavorare e farlo qui, dove sono nato e cresciuto e dove ho la mia famiglia da seguire». È un nuovo appello, un grido d’allarme, anzi, quello che (ri)lancia Simone Sardone: rimasto l’unico pescatore professionista al centro della vertenza con il porto Cala de’ Medici. Ma non chiamatelo “resistente”: «Non è che gli altri pescatori professionisti che da anni condividevano con me questa battaglia mi abbiano lasciato solo. Giustamente sono andati in altri luoghi (Vada, Cecina), ma io per ragioni personali e logistiche (la mia imbarcazione è di circa 14 metri) non posso muovermi, altrimenti avrei evitato anni di lotta per portare a casa da mangiare», spiega. Lo fa con il suo caso che due deputati della Lega annunciano di voler portare all’attenzione delle aule parlamentari per provare a trovare una risoluzione. «Lo so, da anni chiediamo – e ora chiedo – aiuto alle istituzioni, al nostro Comune affinché si possa arrivare a una soluzione di cui ormai si parla da troppi anni. E invece regna tanta incertezza».

Nelle ultime settimane la nuova “puntata” di una questione annosa per i pescatori professionisti di Rosignano. «Mi hanno pignorato la barca che è l’unico mezzo di sostentamento per me, la mia famiglia – ripete Simone, 43 anni – e non ho figli, ma gli altri quattro marinai che lavorano con me sì e non sanno come poter fare a questo punto. Già era difficile lavorare come abbiamo fatto finora in questi anni, tra incertezze e battaglie, dove ho preso ben quattro denunce, già l’anno scorso mi hanno fermato l’imbarcazione per una decina di giorni, però fin qui non eravamo mai arrivati», fa notare il pescatore. E prova a ricostruire così le tappe della vicenda: «Tutto – ripercorre – nasce con la costruzione del porto turistico, all’inizio degli anni Duemila. Un porto esclusivamente turistico e nel quale siamo rimasti per anni dietro pagamento di un corrispettivo. A inizio 2017, la nuova concessionaria, la società Cala de’ Medici spa parte con gli atti giudiziari: non hanno più voluto i pescatori all’interno del porto. E da lì cominciano anche le nostre prime battaglie: siamo andati in Regione, in Provincia, dal sindaco più volte. La domanda è: dove andiamo? Non ci sono altri posti adatti, almeno per chi ha un’imbarcazione come la mia. E poi perché dovrei andare via: sono residente qui, ho motivi personali, peraltro, che mi fanno rimanere», va avanti. E a qui l’appello prende la direzione di palazzo civico e delle aule della politica.

«Da novembre a marzo mi concentro sulla pesca del Rossetto, siamo quasi sempre su San Vincenzo, Follonica e rientriamo nei porti adiacenti dove peschiamo, pagando, non essendo residenti, eppure anche quelli sono sempre porti turistici. L’unico porto dove non possiamo rientrare è il nostro… neppure pagando. Lo trovo veramente assurdo. E non è così semplice trovare posti in altri porti e risolvere la questione velocemente. Vogliamo soltanto svolgere in sicurezza il nostro lavoro e per ora il Comune ci ha dato speranze, ma non abbiamo nessuna certezza del nostro futuro», racconta sempre Sardone. E conclude: «Ora il legale si occuperà della questione pignoramento, altrimenti non so come poter fare, però capirete bene che vada trovata quanto prima una soluzione complessiva, ci sono delle famiglie di mezzo e questo mestiere rappresenta un mezzo di sostentamento. Chiedo alle istituzioni, a partire dal nostro municipio, che qualcuno possa darci una mano».

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di Redazione web