Toscana
Sequestrati due immobili a Michelangelo Fedele
La Procura di Livorno accusa il settantacinquenne di trasferimento fraudolento di valori con il figlio e la moglie
CASTAGNETO. Nel mirino Michelangelo Fedele, 75 anni. Un nome già conosciuto nelle aule di tribunale della zona.
Su ordine della Procura di Livorno, che ha diretto le indagini, i carabinieri del nucleo investigativo di Livorno e della compagnia di Cecina hanno fatto scattare il sequestro preventivo, emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno, su due immobili a Castagneto Carducci.
Il provvedimento è stato emesso a conclusione dell’attività investigativa avviata dalla stazione dei carabinieri di Donoratico che ha portato alla denuncia di tre persone, tra cui Michelangelo Fedele, appartenenti allo stesso nucleo familiare, con l’accusa di “trasferimento fraudolento di valori”.
Le indagini dell’Arma dei carabinieri, che sono partite quasi un anno fa, hanno consentito di accertare che il principale indagato, ovvero Michelangelo Fedele, già colpito dalla confisca di beni, aveva acquistato a ottobre 2020 un appartamento con autorimessa e il mese successivo un fondo commerciale.
In entrambi, secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri, i casi corrispondendo ai venditori un prezzo notevolmente più basso del valore di mercato.
Di entrambi gli immobili era stata intestata la nuda proprietà al figlio Alessio Fedele e l’usufrutto alla moglie Giuseppina Zambardino.
Le due operazioni immobiliari sono state ritenute una chiara modalità di reinvestimento e camuffamento dei beni per sfuggire all’ulteriore confisca disposta dal Tribunale di Livorno: il principale indagato, con a suo carico importanti precedenti per reati contro il patrimonio, sospettato di aver accumulato un ingente capitale di provenienza illecita, proprio per nasconderne l’origine delittuosa ed evitare di venire colpito nuovamente da una misura di prevenzione patrimoniale, avrebbe tentato di mascherare la disponibilità di questa ingente somma di denaro, reinvestendolo i soldi nei due beni immobili per il tramite dei suoi familiari.
Secondo gli investigatori ci sarebbe una sproporzione tra le risorse lecitamente a disposizione degli indagati e la loro incapacità economica e finanziaria di corrispondere il prezzo pattuito ai venditori dei beni acquistati.
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