La protesta
«Riaprite la piscina, un punto di riferimento» Lo sfogo di Mario Nocchi
Rosignano Marittimo. Quando ha saputo che la “sua” piscina, come ci tiene a definirla più volte, non era (e non è) ancora certa della riapertura (sicuramente non a stretto giro), ha pensato subito ai tantissimi sportivi in quelle vasche, ma non solo: alle famiglie, più generalmente «a tutti quelli per cui quella piscina ha rivestito un ruolo sociale da non sottovalutare, per varie ragioni». Lo ribadisce Mario Nocchi, un nome che fa rima con sport, alla guida dell’Uisp di Rosignano per decenni. Mezzo secolo, circa. E adesso parla da “ex”: numeri con i quali si è guadagnato l’appellativo di “storico presidente”. «Posso dire di averla costruita, immaginatevi come mi sento quando leggo che al momento il futuro è incerto e sicuramente non aprirà a breve», dice Nocchi riferendosi alla piscina comunale alla Mazzanta, con il futuro dell’impianto sospeso nell’incertezza tra bandi per la gestione e manutenzioni, come abbiamo scritto nell’edizione di ieri. Cartelli “work in progress” e pratiche, ma intanto la certezza è che al momento a Rosignano non si nuota (in piscina, ovvio). «Quasi quarant’anni fa, ormai, quando avevo la delega allo sport in Comune, ero riuscito a ricevere i finanziamenti Coni per quella struttura che ha ottenuto risultati sportivi di livello, verissimo, con tanti atleti, ma io voglio ribadire anche quelli umani e sociali. Per questo dico che non si può assolutamente tenere chiusa», ripercorre ancora. E aggiunge Nocchi: «Sì, ha bisogno di manutenzione: si faccia allora. Ma non perdiamo tempo con l’idea di nuove strutture, come ho sentito, perché i tempi di realizzazione sono lunghi, altro che un paio di anni, direi molto di più. E nel frattempo? Io spero che non ci sia qualcuno, e non voglio entrare nei temi politici, che non abbia la volontà di riaprila», insiste. E rispolvera i ricordi. «Noi facemmo i salti mortali per aprirla. Perché in piscina non vanno solo gli sportivi, sia chiaro. In piscina vanno i neonati, chi vuole imparare a nuotare, le persone che hanno bisogno di seguire certe riabilitazioni, poi la struttura è stata sempre molto attiva a livello sociale. Guardate quanti casi ho già citato e mancano poi gli appassionati e gli sportivi. Sono numeri importanti, una valenza simbolica che dovrebbe far capire l’importanza di tempistiche strette».
L.B.
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