Regole incerte, lavoratori non formati «Più sicurezza negli allevamenti ittici»
In Toscana esiste la figura dell’operatore subacqueo inshore, ma le norme non impongono alle aziende di utilizzarla
Luca Centini
PIOMBINO. Procedure ancora non codificate, assenza di normative nazionali chiare. Imprese che per la legge sono trattate come aziende agricole, ma operano in mare aperto. Una figura professionale, quella dell’operatore subacqueo inshore, che è stata riconosciuta dalla Regione Toscana, ma il cui impiego non è ancora stato reso obbligatorio per tutte le aziende che operano in questo tipo di attività, ormai presenti in tutti i mari italiani vista la crescita esponenziale del settore. È questo il contesto nel quale operano i lavoratori degli allevamenti ittici di Piombino (e del resto d’Italia). La tutela della sicurezza degli addetti non è al momento garantita a causa di un vuoto normativo che a livello nazionale si stenta a colmare. A tale proposito, anche sulla scia della tragedia che si è consumata a Piombino e nella quale ha perso la vita Giorgio Chiovaro, è intervenuta la deputata di Coraggio Italia Maria Teresa Baldini, che sull’argomento ha presentato a suo tempo una proposta di legge: «Un altro operatore subacqueo ha perso la vita in un impianto di itticoltura a Piombino. Non era lì per caso, stava svolgendo il suo lavoro. Un lavoro che non ha una chiara e univoca regolamentazione e sul quale ho già presentato da tempo in Parlamento una proposta di legge – spiega Baldini – atteso che ogni Capitaneria di porto emana ordinanze a proprio piacimento (per lo specchio acqueo del golfo di Follonica non è stata messa alcuna ordinanza ndr), spesso in discordanze con altre, e senza tener conto della norma Uni 11366, unico strumento di buona pratica a livello nazionale, abbiamo la necessità di dare alle attività subacquee professionali una cornice normativa che tuteli i lavoratori e la loro sicurezza».
La tragedia di giovedì arriva in una fase di transizione. La Regione Toscana, con la collaborazione delle Capitanerie, e spinte dall’Aisi (associazione imprese subacquee italiane) e di Api (associazione pescicoltori italiani), ha istituito la figura professionale dell’operatore subacqueo inshore e avviato i primi corsi di formazione. Quello che manca è invece un quadro normativo che imponga alle aziende del settore di dotarsi di quella figura professionale.
«Il risultato è che diverse aziende operano con personale non adeguatamente formato – spiega il segretario di Aisi, Giovanni Esentato – la mancanza di un quadro normativo chiaro e di ordinanze che dettino regole chiare peggiora la situazione. E gli specchi acquei degli allevamenti finiscono spesso per essere terra di nessuno. Le aziende ittiche sono trattate come imprese agricole: bastava l’uso di un mezzo a idrogetto e l’intubazione dell’elica per evitare la tragedia».
Sulla necessità di codificare delle procedure chiare per tutto il settore insiste Piergiorgio Stipa, direttore della produzione di Agroittica, altra grande azienda che opera nel mare di Piombino. «La Regione ha istituito questa nuova figura professionale, abbiamo iniziato i corsi di formazione. Occorre però un quadro normativo che fissi le regole per il settore». E uniformi le procedure, a partire dall’obbligo dell’uso del sistema di coppia o comunque della comunicazione durante le operazioni subacquee degli addetti. «È stato fatto un lavoro importante da parte della Regione e delle Capitaneria – conclude Stipa – ma occorre andare avanti su questa strada».
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