Attenzione
Porto di Cecina, verso la vendita all’asta
Il piano degli advisor pronto: dovrà essere in tribunale entro il 9 settembre. Il 4 assemblea dei soci. Intanto il capitale netto 2020 si riduce a un milione
CECINA. Il piano concordatario della Porto spa da sottoporre al Tribunale fallimentare entro il 9 settembre prossimo è pronto. E le voci che si rincorrevano da giorni sulla prospettiva di procedere con una liquidazione del patrimonionelle forme del concordato liquidatorio sembrano trovare conferma. Anche perché le trattative, intavolate in questi mesi, per cercare un acquirente -compresa quella con la Sales, uno dei principali creditori che con l’uscita di scena del vecchio consiglio aveva dato disponibilità per una collaborazione - sarebbero tutte naufragate, per motivi diversi. Così come il progetto di una ricapitalizzazione, originariamente pensata sui 4 milioni, ma del tutto insufficiente e poi scartata vista l’indisponibilità dei soci preoccupati dallo scenario pieno di incertezze. Sarà l’assemblea convocata per il 4 settembre a valutare il piano. In un clima che si annuncia molto teso anche dopo la pubblicazione dei due bilanci che, come prevedibile, indicano una svalutazione del capitale netto oggi quantificabile in 1.062.524 col valore delle azioni che è crollato negli ultimi anni.
Nei giorni scorsi, poi, si è registrato un durissimo intervento del comitato dei rogitanti composto dai promissari acquirenti di posti barca, box o posti auto. Una lettera inviata al presidente del cda della Porto in cui si accusa il consiglio di amministrazione di un "modus operandi incomprensibile" per due motivi: non aver messo a conoscenza la base delle azioni del cda stesso. Ma anche la mancanza di precise e concrete proposte sul futuro del cda. Si sostiene che una maggiore collaborazione avrebbe consentito di coordinare un percorso più agevole nella gestione della manovra, magari perseguendo la ristrutturazione del debito sancendo accordi coi creditori maggiori (Sales, banche, promissari acquirenti, Comune di Cecina) e si punta il dito contro quelle che vengono definite gravi mancanze: la presentazione dei bilanci 2019 e 2020, le relazioni mensili della fase preconcorsuale, la mancata presentazione della fideiussione a favore del Comune di Cecina a garanzia delle urbanizzazioni (ponte su via Volterra e argine del fiume) per 3,5 milioni, il mancato pagamento da anni dei canoni demaniali etc...Alla lettera del comitato rogitanti è seguita una breve replica del cda che ha contestato i "toni minacciosi" utilizzati da questi soci ribadendo che il porto "opera in una situazione di piena legalità" ed ha risposto che lo stesso consiglio avrebbe preferito una soluzione di concordato in continuità aziendale supportato da un aumento di capitale, soluzione - si risponde - scartata dallo stesso comitato. Il cda chiude con un monito ai soci per far sentire la loro vicinanza al consiglio. Schermaglie a parte, il tempo per trovare soluzioni è quasi scaduto anche se tra alcuni soci si confida sempre nella possibilità - anche di fronte ad un piano di liquidazione che comunque il Tribunale dovrà vagliare prima dell’omologa - di una "soluzione interna" (il salvataggio ad opera dei soci). I due bilanci presentati, quello del 2019 e del 2020, dicono poco e molto. Poco perché la società di revisione (la Rsm di Milano) ha già dichiarato l’impossibilità di emettere un giudizio.
"Le incertezze legate agli esiti della procedura concordataria - scrivono - impediscono di accertare se il bilancio fornisca o meno una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della Porto spa". Dicono molto perché si ha comunque una fotografia dello stato debitorio (31.300.419 euro) e di un passivo che si attesta su 34.751.440 e dell’utile di esercizio in negativo che nel 2019 è di 2.218.588 euro e nel 2020 di 1.028.034. Al quadro debitorio 2020 andrà aggiunto quello maturato nell’esercizio corrente (2021) con un peso ulteriore che avranno i canoni e le tasse comunali richieste e soprattutto i costi dei professionisti incaricati. Se lo scenario di un concordato liquidatorio in bianco è confermato (il piano sarà presentato dagli advisor il 4 settembre) si partirà dal valore del porto stimato il 30 aprile scorso dai periti nominati dal Tribunale (geometra Fulvio Vetturini, geom. Antonio Benvenuti e ingegner Domenico Trovato) chè è di 45 milioni. Che in una procedura di gara potrebbe poi abbattersi fino a poco più di 20 milioni. Con i soggetti potenzialmente interessati che ad oggi, di fronte a certi numeri, hanno preferito tenersi alla larga.
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