Il Tirreno

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A Cecina investigatori in incognito dentro la movida per mettere un freno al caos in zona mare

Claudia Guarino
A Cecina investigatori in incognito dentro la movida per mettere un freno al caos in zona mare

L'idea è del sindaco Samuele Lippi: «Riprendono con la telecamera nascosta situazioni sospette e danno le immagini alle forze dell’ordine»

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CECINA. Quattro investigatori privati con quattro telecamere invisibili. E un percorso notturno attraverso i luoghi della movida cecinese. Loro non intervengono. Osservano. Registrano. Per poi mettere le immagini a disposizione di forze dell’ordine e, eventualmente, Procura. Ecco una delle strategie messe in campo dal sindaco di Cecina Samuele Lippi per porre un fermo alla movida violenta. «A Marina in passato ci sono stati episodi di risse e minacce, di cui abbiamo anche ricevuto esposti in Comune – spiega il primo cittadino – Dovevamo fare qualcosa per fronteggiare queste situazioni. Abbiamo messo gli steward, le auto della vigilanza, gli assistenti sociali. E abbiamo messo anche gli investigatori privati». Ma cominciamo questa storia dal principio.

L’estate cecinese, come era successo anche lo scorso anno, si è aperta con una serie di zuffe o presunte tali. La prima a fine maggio sul viale della Vittoria, con una cinquantina di persone coinvolte. Ne sono seguite altre, a cui bisogna aggiungere aggressioni e minacce. In un caso, col giovane in questione poi denunciato dai carabinieri, era stato anche estratto un coltello. Per gestire una situazione potenzialmente esplosiva Cecina ha messo in campo una lunga lista di strategie, tentando di blindare le zone più calde della movida: il lungomare e la pineta di viale Galliano. Il tutto, chiaramente, parallelamente all’organizzazione dei servizi di ordine pubblico la cui gestione è in capo alla questura di Livorno e, per suo tramite, al commissariato di polizia di Cecina. A pattugliare il territorio ci sono poliziotti, agenti della municipale, guardia di finanza e carabinieri. Bene, questo dispositivo è stato rafforzato con l’impiego di un grande numero di operatori. In principio furono gli steward. I primi a scendere in campo sono stati gli addetti della Professional investigation di Livorno. Pagati dalle attività commerciali della zona in accordo con le associazioni di categoria, questi operatori hanno il compito di girare per Marina, segnalando alle forze dell’ordine eventuali situazioni critiche. Dal primo di agosto in campo ci sono anche le guardie giurate della Worsp, che lavorano dopo le due di notte, quando finisce il turno della polizia municipale. Altra iniziativa: il Comune ha piazzato alla Terrazza dei Tirreni un gazebo con quattro assistenti sociali e uno psicologo. L’obiettivo? Sensibilizzare i giovani riguardo l’abuso di sostanza alcoliche e stupefacenti. Ma veniamo ora all’ultima strategia. «In conseguenza alle violenze che ci sono state – spiega Lippi – Abbiamo deciso di avviare un monitoraggio con gli investigatori privati». Sono quattro, spiega il sindaco e hanno in dotazione una piccole videocamere. Delle body cam per l’esattezza, cioè telecamere montate sugli abiti e rese invisibili. Con questa gli investigatori della Sisco Investigazioni di Donoratico (questo l’istituto incaricato del servizio) «registrano quando vedono situazioni sospette».

La definizione di “situazioni sospette” è potenzialmente sconfinata. Per fare qualche esempio: eventuali casi di vendita di alcol ai minorenni, spaccio o possibili minacce. «Queste immagini vengono poi messe a disposizione delle forze dell’ordine – spiega Lippi – Diciamo che la loro è una sorta di osservazione preventiva. Stanno nei luoghi della movida, fanno monitoraggio ed eventualmente registrano. Poi, chiaramente, se vedono per esempio una rissa chiamano le forze dell’ordine. Mi sembra di poter dire che questa e le altre attività accessorie, portate avanti in collaborazione con il servizio di ordine pubblico, abbiano consentito di mantenere i luoghi della movida relativamente tranquilli».

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di Redazione web