Sicurezza
Ex Faro, c’è il ricorso al Tar contro la demolizione
Il Comune dava 90 giorni per il ripristino dei luoghi alla proprietà Agi Spa Il cantiere sul lungomare è al centro dell’indagine della Procura di Livorno
Manolo Morandini
SAN VINCENZO. Carte bollate e tempi incerti per la demolizione di fondamenta e pilastri all’ex Faro. È il primo effetto del ricorso presentato da Agi Spa il 6 agosto al Tribunale amministrativo regionale della Toscana, con cui chiede l’annullamento, previa sospensione, dell’ordinanza con cui l’8 luglio si danno tre mesi per demolire e ripristinare lo stato dei luoghi nell’area dell’ex pizzeria, sul lungomare Marconi, all’angolo di via Pianosa. Lo si apprende dal decreto del commissario prefettizio con cui il Comune di San Vincenzo si costituisce in giudizio.
«Sussistono argomentazioni difensive in fatto e in diritto a salvaguardia dell’ordinanza impugnata nel ricorso», si legge nel decreto del commissario numero 106 del 10 agosto. L’ordinanza che doveva definire il futuro dell’ex Faro, a firma della dirigente dell’Urbanistica del Comune di San Vincenzo, Cristina Pollegione, stabiliva il termine di tre mesi per demolizione e ripristino dei luoghi. Provvedimento arrivato in scia alla sentenza del Consiglio di Stato del 21 aprile, che ha confermato l’annullamento dei permessi a costruire e di fatto le sentenze del Tar della Toscana che li avevano annullati. Ma ha anche fissato di fatto le linee per un eventuale nuovo progetto: nessun aumento di volumetrie e il rispetto della destinazione commerciale al piano terra.
Demolite a fine 2016 le strutture esistenti dell’ex pizzeria, ormai fatiscenti dopo un lungo periodo di abbandono, sono state gettate le fondamenta per dare corpo alla ristrutturazione tramite sostituzione edilizia dell’immobile, con cambio di destinazione d’uso ed evidente modifica dello skyline - ovvero lo scenario frastagliato che connota il profilo urbano di quel tratto di litorale – con l’obiettivo di realizzare tre appartamenti di lusso fronte mare. Ma non si è andati oltre.
La vicenda dell’ex Faro è ritenuta tra i casi madre della maxi inchiesta della Procura di Livorno. Il 9 marzo, su ordine del giudice per le indagini preliminari, sono state eseguite 23 perquisizioni e disposte misure cautelari per l’allora sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini e due imprenditori locali. Coinvolte 26 persone tra amministratori, tecnici comunali, professionisti e imprenditori. Indagati tre dei quattro assessori della giunta sanvincenzina. Un quadro con diverse ipotesi di reato e variegati profili di responsabilità per casi che vanno dall’urbanistica alla turbativa d’asta per l’assegnazione di appalti o la gestione di servizi.
Intercettazioni telefoniche e ambientali per il caso dell’ex Faro vengono richiamate nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari e portano alla luce «quanto forte sia l’interesse del Comune, e in particolare degli indagati il sindaco, l’assessore all’Urbanistica Massimiliano Roventini e Salvatore De Priamo», che è all’epoca dei fatti è segretario generale e dirigente all’Urbanistica, «a una soluzione in linea con il progetto», firmato dal geometra Moreno Sparapani e già valutato illegittimo dal Tar della Toscana. L’ipotesi degli inquirenti è che sull’ex Faro siano stati costruiti due permessi a costruire falsi. Da cui ne sarebbe conseguito un ingiusto vantaggio patrimoniale.
Risale a ottobre 2016 il rilascio del primo permesso alla Agi Spa, riconducibile alla famiglia Lazzerini, che su quell’area, acquistata dallo storico proprietario, conta di realizzare tre appartamenti di lusso fronte mare. Lì dove c’era una struttura a un solo piano, in base al progetto dello Studio Sparapani di San Vincenzo, ne sarebbe dovuta sorgere una su quattro piani di cui tre fuori terra sul lungomare Marconi. Il primo stop arriva il 3 maggio 2017. Il Tar ferma la ristrutturazione alle fondamenta. Il 31 agosto 2017 il Comune di San Vincenzo rilascia un nuovo permesso a costruire sul nuovo progetto presentato a giugno dalla proprietà. C’è un altro ricorso. La sentenza del 30 gennaio 2018 del Tar annulla il nuovo permesso a costruire. La novità rispetto al progetto originario è la copertura piana a terrazza anziché a spiovente. Ma stando ai giudici amministrativi non sposta il problema. Il nodo è la modifica dello skyline.
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