Sicurezza
Rubato il crocifisso dall'altare nella chiesa di Vada
L'oggetto sacro, in parte di ferro e in parte d'oro, valeva qualche centinaio di euro
VADA. Di primo acchito il pensiero va a riti clandestini o sacrilegi. Invece, molto probabilmente, si tratta "solo" di un evento spiacevole in linea con i tempi. Fatto sta che, qualche giorno fa, c'è chi è riuscito a rubare il crocifisso della chiesa di San Leopoldo dall'altare. Un oggetto dal valore economico non significativo (circa 200 euro), ma un gesto che lascia l'amaro in bocca per la tipologia di refurtiva e il luogo scelto per il colpo. Il parroco di San Leopoldo, don Bruno Giordano, contattato dal Tirreno, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Ha comunque detto di aver sporto denuncia. E i carabinieri hanno raccolto la segnalazione. Il fatto risale a qualche giorno fa. Sull'altare della chiesa vadese era sistemato un crocifisso, in parte di ferro e in parte d'oro. Qualcuno evidentemente ha deciso di prenderlo e di dileguarsi con una refurtiva il cui valore si aggira intorno ai duecento euro. Se sia stato un abituale frequentatore della parrocchia o qualcuno che passava di lì per la prima volta, non è dato sapere.
Perché al momento non risulta che il ladro abbia lasciato qualche traccia. Al di là di chi sia stato l'autore del furto e dello scarso valore economico dell'oggetto portato via dalla parrocchia, resta l'amarezza per il gesto compiuto. Per il furto messo a segno sotto le arcate di una chiesa. Per un simbolo strappato via dall'altare. Ci sono luoghi in cui gesti del genere avvengono con una certa regolarità. A Livorno, per esempio, i ladri sono entrati nella chiesa della Sacra Famiglia due volte in due giorni, come conferma il parroco don Adriano Scalini. «È successo un mese fa - dice - Qualcuno ha rotto le finestre ed è entrato dentro la parrocchia, danneggiando alcuni materiali e cercando i soldi nelle cassette delle offerte. Ma non c'era niente da rubare. Purtroppo, il dato oggettivo, è che queste persone si sono divertite in questo modo, molto male. Per loro è come una sfida, per noi invece sono danni enormi. E purtroppo a Livorno le chiese vengono battute con una certa regolarità dai malviventi». Nel Rosignanese invece sembra che, per fortuna, atti del genere siano meno frequenti. Il Tirreno ha contattato don Pio Maioli, parroco della chiesa di Santa Croce a Rosignano Solvay, per chiedere una possibile interpretazione sui vari e possibili furti che possono interessare una chiesa, alla luce dell'ultimo colpo di Vada. Don Maioli fa innanzitutto un distinguo.
«Un conto è andare a cercare i tabernacoli delle ostie o i quadri di valore - dice il parroco - un conto è andare a cercare nelle candele (i soldi delle offerte ndr) e un altro conto è rubare un piccolo crocifisso». Perché nel primo caso sarebbe un furto che frutterebbe ai ladri una refurtiva di elevato valore, mentre nel secondo caso «potrebbe essere opera di chi vive di espedienti». Venendo invece a furti di piccoli crocifissi o di oggetti simili, don Pio Maioli dice che «si tratta di atti spiacevolissimi che rattristano, perché significa che non si può lasciare fuori qualcosa che subito la rubano. Ma credo che si inseriscano in un problema generale (nei vari furti che spesso interessano il territorio ndr) e non penso che in questi casi si possa parlare di un sacrilegio o di cose simili». Niente riti occulti o volontà dissacratoria, dunque. Ma (probabilmente) un gesto irrispettoso che costringerà la parrocchia a cercare un nuovo crocifisso.
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