Il dolore
Guerra degli scalini Niente più posta a chi non colloca la cassetta in strada
A San Carlo le abitazioni edificate da Solvay hanno le scale Poste avvisa che non effettuerà più il servizio di consegna
Manolo Morandini
SAN VINCENZO. Gli avvisi sono comparsi da un paio di settimane. Fissati con il nastro adesivo a colonne e cancelli. In breve, le cassette delle lettere devono essere collocate sul confine delle proprietà private. Chi non si adegua per ritirare la corrispondenza da San Carlo deve scendere a valle, sei chilometri che diventano 12 con il ritorno a casa, all’ufficio postale di San Vincenzo.
Il nuovo regime investe tutto il territorio comunale, ma è in collina che si scontra con la storia. Nell’ex villaggio edificato dalla Solvay negli anni Venti le tipologie costruttive e l’urbanistica scontano gli anni. A distanza di un secolo i sancarlini si scoprono fuori dal tempo da Poste italiane. Motivo? “Rendere più efficiente e puntuale il lavoro dei nostri operatori”. Così si apre la missiva dell’azienda che invita alla collaborazione i sancarlini.
Viene richiamato l’articolo 22 delle Condizioni generali dell’espletamento del servizio postale universale nell’avviso: il recapito degli invii semplici, lettere ordinarie e stampe per capire, è effettuato in cassette accessibili ai portalettere, installate dal destinatario a proprie spese. Secondo Poste i requisiti delle cassette sono tre: devono recare ben visibile il nome di chi ne fa uso, essere collocate al limite della proprietà, sulla via pubblica o in luogo liberamente accessibile, e negli edifici plurifamiliari devono essere raggruppate in un unico punto d’accesso. In mancanza della corretta collocazione delle cassette, la corrispondenza dovrà essere ritirata “entro i termini di giacenza previsti, ai sensi degli articoli 25 e 26 delle Condizioni generali di espletamento del servizio al centro di distribuzione di San Vincenzo”.
Trascorsi i giorni sono apparse versioni corrette dell’avviso. Chi non ha trovato la corrispondenza nella cassetta ha scoperto il motivo sull’avviso, scritto a penna: “Visto il mancato adeguamento alla norma in corso vi invitiamo a ritirare la vostra posta c/o Posta San Vincenzo”. In pratica, chi lavora per leggere la propria corrispondenza deve prendersi un giorno di permesso. L’ufficio è aperto solo la mattina. Chi non ha mezzi propri deve affidarsi all’autobus per raggiungere San Vincenzo. Ma il coro delle proteste va oltre.
È sufficiente fare due passi nelle strette vie di San Carlo. Dal piano strada ai portoni delle case si accede salendo o scendendo alcuni scalini, da tre a sei a seconda della collocazione dell’immobile. Da giorni i portalettere si rifiutano di salire o scendere quelle scale. Eppure è stato sempre fatto, anche perché non solo le cassette delle lettere, ma anche i campanelli si trovano in corrispondenza dei portoni.
Via alle proteste. Telefonate a ripetizione alle Poste, al Centro di distribuzione di Piombino a cui fa capo il servizio. Da giorni la questione è finita anche sul tavolo del commissario prefettizio di San Vincenzo. Oltre agli evidenti disagi a San Carlo proprio non ci stanno. A parte le difficoltà, per mancanza di spazi, a collocare le cassette delle lettere sulla pubblica via. Dalla frazione invitano a guardare altrove. La questione starebbe in quella manciata di scalini che pare siano divenuti un confine insuperabile. In altre zone del paese dove per lasciare la corrispondenza di deve entrare in spazi privati, come parcheggi, la questione pare non essere stata posta con la stessa misura. –
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