Il Tirreno

il cordoglio

«Piero, una vita da passista». Tutto il ciclismo piange Falorni

Michele Falorni
«Piero, una vita da passista». Tutto il ciclismo piange Falorni

Disposta l'autopsia per chiarire le cause della morte. Decine di messaggi per ricordarlo

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CECINA. Via Pegolotti, primavera 1968: davanti alla vecchia sede della Pubblica assistenza nasce la Ciclistica Cecina, complice un gruppo di appassionati che scommette sul futuro. Insieme, scriveranno un altro capitolo di storia della nostra città, anche perché l'anno successivo si presenta ai dirigenti un ragazzino di 17 anni, Piero Falorni, al quale non mancano l'entusiasmo e la voglia di pedalare. Sarà il loro uomo più rappresentativo, morto - è destino - giovedì a 69 anni in sella a una bici elettrica forse a causa di un infarto mentre percorreva con gli amici la strada che da Ponteginori porta a Casale. La data dei funerali non è ancora stata fissata, in quanto la salma è al cimitero di Cecina a disposizione della magistratura. Disposta l l'autopsia. Centinaia, non soltanto via internet, i messaggi di affetto scritti alla famiglia, titolare del ristorante "La Senese". Per raccontare la vita sportiva di Piero bisogna compiere un salto indietro nel tempo e ascoltare le persone che lo conoscevano bene. Quando, in tempi ancora eroici, una pacca sulla spalla valeva un contratto. Dilvo Lotti, commerciante, è il primo. «L'ho visto cominciare - racconta - perché sono più grande, io del 1950 e lui del 52. E' sempre stato un punto di riferimento: ci siamo incontrati spesso e, ogni volta, parlavamo volentieri. Sì, era passista: tirava il gruppo e pedalava per la squadra, sempre disposto ad aiutare gli altri. Una persona piacevole, mai fuori luogo. Sono rimasto senza parole, ho perso un amico».

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Il mondo delle corse è pieno di incognite: Falorni, nel biennio 1978-79, indossa la casacca da professionista della Gis Gelati e li supera di slancio, partecipando a due Giri d'Italia e volando pure nell'Europa dell'est. Non vince, ma ottiene dai grandi dell'epoca, Francesco Moser in testa, il rispetto dovuto a chi fatica in nome e per esclusivo conto della società che rappresenta. Tra i nomi del passato sbuca Mauro Simonetti, livornese di nascita ma residente a Cecina dal 1993 e, soprattutto, medaglia di bronzo alle olimpiadi in Messico nel 1968. «Lo ricordo con piacere - racconta - perché io ero già pro' e ci siamo allenati insieme. Era cordiale e garbato, riservato e gentile». Il ciclismo è storia e geografia: Falorni ha percorso migliaia di chilometri, scalato montagne e affrontato discese, fedele ai suoi capitani Franco Bitossi (nel 1978) e Roger De Vlaeminck (nel 79). Alto 1 metro e 84 per 77 chili di peso, aveva il fisico giusto per le classiche. Con Paolo Bettini, fresco campione olimpico ad Atene 2004, ha pedalato guidando pattuglie di ragazzi e genitori sulle strade tra Marina di Bibbona e la California, raccontando, a chi glieli chiedeva, episodi e curiosità sui grandi del passato. Fabrizio Callai, a lungo dirigente del Cecina calcio e suo cognato, trattiene a stento le lacrime.«Con lui - ricorda - bastava uno sguardo. Non rammento le borracce piene di acqua fresca che gli ho passato quando lo seguivo studiando il percorso di gara. Taciturno e discreto, consigliava e aiutava rimanendo dietro le quinte». Mauro Guglielmi, presidente dei Veterani sportivi sezione di Cecina e fiduciario Coni, sottolinea che «ha rappresentato al meglio, da professionista, la fine dei Settanta. Lo sostenevamo con affetto e di certo non dimentico come Sergio Parietti, presidente della squadra Famoss-Parietti, lo avesse eletto uomo di punta tra i dilettanti. Se non avesse patito due infortuni al ginocchio, avrebbe dato senz'altro di più. Condoglianze alla famiglia da tutti noi».

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di Redazione web