Gioco
Morte di Falorni, l'addio di Bettini all’amico scomparso: «Era parte della mia vita, con lui tanta bici e sogni»
Il ricordo del campione dopo il dramma: «Piero mi ha accompagnato in tutti i miei allenamenti. Era il primo che veniva a prendermi sotto casa»
CECINA. Paolo Bettini lo conosceva bene Piero Falorni. Era un bimbetto con la passione della bici e tanti sogni nel cassetto quando entrò nella sua vita. «Io Piero lo conosco da quando sono salito la prima volta in bicicletta – ricorda il campione –. Era il 1981. Piero aveva smesso da poco di correre. Da quel giorno è sempre stato un punto di riferimento per me. E lo è stato il suo ristorante. Non tanto per me. Per me lo era a prescindere. Piero e Gemma con la loro trattoria sono stati per me una seconda casa. Era il passaggio obbligatorio dove passare dopo le trasferte e le gare, per condividere emozioni e sogni. Il ristorante è stato il punto di riferimento per tutto il mondo del ciclismo. Perché tutto il mondo del ciclismo è passato di lì. Italiani, stranieri, addetti ai lavori, e quant’altro».
Insomma una amicizia di lunga data. «Piero era sempre in seconda fila – dice – anche terza. Era così lui. Con lui e con Gemma ho condiviso la vita. Piero è stato fino a ieri il mio punto di riferimento. Ho vinto, e tutti sanno cosa ho fatto in bici, gli obiettivi che ho raggiunto. Piero, però, conosceva la mia vita. Sapeva tutto di me tanto che la bici è solo una parentesi del nostro rapporto». «Piero mi ha accompagnato in tutti i miei allenamenti – va avanti Bettini –. Quando poteva, chiaramente, e aveva libertà di muoversi. Era il primo che veniva a prendermi sotto casa. Lui con gli altri del gruppo. Anche ieri erano tutti insieme in bici. Con Piero ho condiviso migliaia di chilometri. Ultimamente, soprattutto da marzo in poi, è stato lui a convincermi e a coinvolgermi per tornare più volte sulla bicicletta».
«Cosa mi resta di Piero? – conclude Bettini – .Tanto, tantissimo, che non lo posso neppure spiegare. Il nostro è un rapporto che va oltre l’amicizia. È un rapporto di vita. Una cosa, però, la posso dire: ieri ero a Roma per una gioia, per ricevere un premio importante (l’aggiunta nella Walk of Fame dello sport italiano, ndr). Oggi, invece, c’è un dolore. Piero, comunque, l’aveva sempre detto, che quel giorno avrebbe voluto patire poco e, soprattutto, andarsene in sella alla bici. Così è stato. Si è spento in un attimo e non ha sofferto, lui che aveva paura di soffrire. Alla fine è andato lassù, a trovare tanti amici e sono convinto che ha già preparato una spaghettata».
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