Il dolore
«Ho visto soffrire babbo Finalmente è fatta giustizia»
ROSIGNANO. Massimiliano e sua madre Maria Luisa lo hanno visto morire, dopo 122 giorni di agonia. Nel novembre del 2010 Romano Posarelli è deceduto all’età di 70 anni. Era in pensione, ma per decenni aveva lavorato all’interno dello stabilimento chimico di Rosignano.
«Mio padre – ricorda Massimiliano Posarelli – è stato tanti anni nel reparto calderai, per poi essere trasferito nella vigilanza. È andato in pensione nel 1993 e poi si è ammalato, e prima di morire ha patito tanto. Solvay sapeva che quel reparto era a rischio, appunto perché i lavoratori erano esposti all’amianto, e per etica avrebbe dovuto avvertire tutti o almeno inviare qualcosa di scritto per avvertire gli ex dipendenti che avevano lavorato a contatto con l’amianto». Posarelli ha portato avanti una lunga battaglia legale per veder riconosciuta la correlazione tra la patologia che ha portato al decesso del padre e il fatto che a lungo avesse lavorato nella sezione calderai della fabbrica chimica. «Dopo undici anni – spiega – finalmente sono riuscito a conoscere la verità. Adesso la giustizia è chiara, mentre finora Solvay, con cattiveria, ha sempre negato, nonostante a Rosignano sia evidente l’elevato numero di morti per malattie collegate all’amianto. E questo non è giusto». Posarelli, che al momento del decesso del padre era già attivista dell’Ona, ricorda quando il babbo gli chiese «di battermi per i diritti di persone che per lavoro sono state a contatto con l’amianto». Un compito che ha portato avanti con tenacia. «Ringrazio con tutto me stesso i miei avvocati – termina – e la dottoressa Guidi che ha seguito la pratica di mio padre e la giudice Maffei che ha riconosciuto i diritti di babbo e di tutta la mia famiglia». —
A.C.
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