Gioco
Il piacere riscoperto della tazzina al banco «Un sorso di normalità dopo tanti divieti»
Caduto l’obbligo delle colazioni ai tavoli, i clienti dei bar recuperano il sorriso: «Finalmente, così qui ci sentiamo a casa»
Michele Falorni
cecina. «Finalmente», dicono in coro i clienti dei bar che da ieri mattina, con il sorriso e meno fretta, hanno superato l’ingresso avvicinandosi al banco per chiedere il caffè. Non è stata una giornata come le altre in città perché, caduto il divieto di consumare davanti al banco, è tornata la libertà, che gli italiani declinano nel piacere di qualche minuto trascorso vicino alla tazzina, zuccherando con calma e – solo se vogliono – allontanandosi per raggiungere un tavolo. Però, rispetto al passato recente, è un altro mondo: quell’imposizione non esiste più e il primo martedì di giugno è davvero luminoso. «Siamo tranquilli – dice rilassata Rita Dei, mentre sorseggia il cappuccino alla Suite – perché possiamo parlare senza fretta. L’idea di venire qui, ordinare e fare colazione fuori, con o senza pezzo dolce, era una forzatura. Così, ci sentiamo a casa». Lo pensano anche altri clienti, stufi della fila all’entrata e delle norme troppo rigide che hanno stravolto un rito quotidiano riscrivendone le regole. Impensabile, fino a quando è scattata l’emergenza sanitaria, attendere il proprio turno, senza potersi avvicinare alle vetrine dove sono disposti i cornetti ripieni di marmellata, le paste e i soffici budini di riso. «Il caffè al banco – prosegue Vittorio Bertoli al bar Napoli – è una piacevole abitudine alla quale non possiamo rinunciare. Non è soltanto un momento di passaggio, è la possibilità di scambiare due parole con il barista prima di rimettersi a correre. Insomma, minuti piacevoli sfilati al poco tempo libero che abbiamo». I locali del paese, non solo in centro, sono frequentati da centinaia di persone, che rispettando l’antica consuetudine varcano l’ingresso, dicono buongiorno e ordinano, anche per un amico o un’amica, con cui parlottano e, se non hanno fretta, si siedono ai tavoli.
Anche fuori, come no, a patto che siano sempre liberi di scegliere. «Questo non è soltanto un luogo fisico – afferma Claudio Baneschi al bar Fiorenza – ma un punto di incontro, dove si privilegia il rapporto umano e sociale. Si viene per il piacere di vedersi, scambiare un’opinione, scherzare e ridere insieme, non solo per ordinare e svuotare la tazzina in pochi attimi». Lo pensa pure Carla Manzi, che davanti alla pasticceria Principe rispetta sì chi è arrivato prima di lei, ma poi raggiunge subito il banco e chiede un caffè. «Buono, mette di buonumore e crea un senso di libertà che per mesi è rimasta sconosciuta per via delle numerose restrizioni imposte dal governo. L’abbiamo riconquistata ed è una gioia condividerla». Nelle strade del centro è un viavai continuo di persone che entrano ed escono. Sorridono distesi e pensano che, da ora in avanti, sarà sempre un piacere. «Finalmente», dicono. —
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