Il Tirreno

la ripartenza

Anche a Rosignano e Cecina si riscopre il piacere della tazzina al banco: «Un sorso di libertà dopo tanti divieti»

In alto a sinistra Mirko Madonia ed Elena Tamburello. Sotto Niccolò Benini al caffè Ginori. Accanto Valentina Pontello al Ginori. Poi Sara Diana al bar Millevoglie, carlo Mencacci e Saverio Acquaviva al bar Portovecchio
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In alto a sinistra Mirko Madonia ed Elena Tamburello. Sotto Niccolò Benini al caffè Ginori. Accanto Valentina Pontello al Ginori. Poi Sara Diana al bar Millevoglie, carlo Mencacci e Saverio Acquaviva al bar Portovecchio

Caduto l'obbligo delle colazioni ai tavoli, i clienti dei bar recuperano il sorriso: «Finalmente, così qui ci sentiamo a casa»

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ROCIGNANO. Mascherina abbassata sul mento, e tazzina ben salda fra pollice e indice. Con gli occhi allegri di chi finalmente può sperare di tornare a far colazione appoggiato al bancone del bar. Ieri mattina sono stati numerosi i cittadini che hanno voluto in qualche modo "festeggiare" un parziale ritorno alla normalità. Le normative riguardanti la graduale riapertura, infatti, prevedevano che proprio da ieri i clienti dei bar potessero tornare consumare al bancone, senza doversi per forza spostare all'esterno. Così in molti hanno deciso di tornare a provare il gusto tutto italiano dell'espresso bevuto in pochi secondi, in piedi al bancone. «Certo che prendo il caffé dentro al locale - dice Niccolò Benini mentre al Caffé Ginori sorseggia disinvolto il suo espresso di metà mattina - È un ritorno a una parziale normalità, e ne sono contento». Dello stesso parere Valentina Pontello, che sottolinea la positività di poter gustare cappuccino e croissant senza doversi per forza spostare all'esterno: «Non ho paura - spiega - e sono fiduciosa che se viene concessa questa possibilità sia perché effettivamente la situazione generale è migliorata». Sprizza di gioia Sara Diana, che ieri mattina prima di entrare al lavoro si è fermata al bar Millevoglie per un caffé veloce. «Io adoro la colazione al bar - spiega - e non vedevo l'ora di poter tornare a consumare al bancone, senza l'obbligo di prendere la colazione e portarla all'esterno. E poi questa novità del poter stare serenamente all'interno per me è un segno di ritorno alla normalità. Sono proprio contenta». Caffé e dolcino, mangiato con orgogliosa convinzione al bancone del bar Portovecchio, anche per Carlo Mencacci e Saverio Acquaviva. Che sono entusiasti di poter tornare a quella che per loro è una tradizione: la colazione veloce in piedi, magari scambiando due parole con il gestore del locale. «Finalmente - dice Mencacci - possiamo tornare a consumare al bandone, certo credo che sia giusto continuare a mantenere le distanze di sicurezza tra i vari clienti».Una decisione, quella di abbassare la mascherina e bere serenamente un caffé o un bicchiere di spuma senza uscire sul marciapiede, che in realtà dipende non solo dalle regole previste dal Governo ma anche dalla sensibilità dei singoli cittadini. E dal loro livello di guardia rispetto alle possibilità di contagio. C'è chi, nonostante le norme lo consentano da ieri, preferisce non consumare al bancone e continua a portare all'esterno il cappuccino o il bicchiere di spumante da consumare come aperitivo. Così, per esempio, preferiscono fare Mirko Madonia e Elena Tamburello, turisti 23enni che a metà mattina fanno colazione al Ginori. «Stamani - dicono - siamo in vacanza e quindi abbiamo deciso di fare le cose con calma, prendiamo il vassoio e ci accomodiamo ai tavoli all'esterno. Ma in generale, anche se da oggi è consentito, bere il caffé al bancone ancora ci sembra un po' presto. Non è facile rispettare le distanze, è meglio uscire o, se il locale è grande, allontanarsi qualche metro e solo allora abbassare la mascherina e bere».

QUI CECINA
«Finalmente», dicono in coro i clienti dei bar che da ieri mattina, con il sorriso e meno fretta, hanno superato l'ingresso avvicinandosi al banco per chiedere il caffè. Non è stata una giornata come le altre in città perché, caduto il divieto di consumare davanti al banco, è tornata la libertà, che gli italiani declinano nel piacere di qualche minuto trascorso vicino alla tazzina, zuccherando con calma e - solo se vogliono - allontanandosi per raggiungere un tavolo. Però, rispetto al passato recente, è un altro mondo: quell'imposizione non esiste più e il primo martedì di giugno è davvero luminoso. «Siamo tranquilli - dice rilassata Rita Dei, mentre sorseggia il cappuccino alla Suite - perché possiamo parlare senza fretta. L'idea di venire qui, ordinare e fare colazione fuori, con o senza pezzo dolce, era una forzatura. Così, ci sentiamo a casa». Lo pensano anche altri clienti, stufi della fila all'entrata e delle norme troppo rigide che hanno stravolto un rito quotidiano riscrivendone le regole. Impensabile, fino a quando è scattata l'emergenza sanitaria, attendere il proprio turno, senza potersi avvicinare alle vetrine dove sono disposti i cornetti ripieni di marmellata, le paste e i soffici budini di riso. «Il caffè al banco - prosegue Vittorio Bertoli al bar Napoli - è una piacevole abitudine alla quale non possiamo rinunciare. Non è soltanto un momento di passaggio, è la possibilità di scambiare due parole con il barista prima di rimettersi a correre. Insomma, minuti piacevoli sfilati al poco tempo libero che abbiamo». I locali del paese, non solo in centro, sono frequentati da centinaia di persone, che rispettando l'antica consuetudine varcano l'ingresso, dicono buongiorno e ordinano, anche per un amico o un'amica, con cui parlottano e, se non hanno fretta, si siedono ai tavoli. Anche fuori, come no, a patto che siano sempre liberi di scegliere. «Questo non è soltanto un luogo fisico - afferma Claudio Baneschi al bar Fiorenza - ma un punto di incontro, dove si privilegia il rapporto umano e sociale. Si viene per il piacere di vedersi, scambiare un'opinione, scherzare e ridere insieme, non solo per ordinare e svuotare la tazzina in pochi attimi». Lo pensa pure Carla Manzi, che davanti alla pasticceria Principe rispetta sì chi è arrivato prima di lei, ma poi raggiunge subito il banco e chiede un caffè. «Buono, mette di buonumore e crea un senso di libertà che per mesi è rimasta sconosciuta per via delle numerose restrizioni imposte dal governo. L'abbiamo riconquistata ed è una gioia condividerla». Nelle strade del centro è un viavai continuo di persone che entrano ed escono. Sorridono distesi e pensano che, da ora in avanti, sarà sempre un piacere. «Finalmente», dicono.

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di Redazione web