Revoca dei domiciliari all’ex sindaco Bandini Al giudice serve tempo
L’avvocato Moschini: «Il tribunale si è riservato di decidere» La misura cautelare è stata disposta dal Gip il 9 marzo
Manolo Morandini
SAN VINCENZO. «Il Tribunale si è riservato di decidere sulle istanze tese alla revoca o modifica della misura degli arresti domiciliari». Così l’avvocato Alberto Moschini al termine dell’udienza avanti al Tribunale del Riesame di Firenze riguardo l’ex sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini. Ottanta giorni. Sono quelli che hanno separato Bandini dall’udienza. Il conto è partito il 9 marzo, giorno in cui è scattata a suo carico la misura dei domiciliari per gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Livorno che ha scosso l’amministrazione sanvincenzina. Un tempo lungo considerato che dal 2 aprile lo stesso tribunale ha disposto la revoca dei domiciliari agli imprenditori Lauro e David Dal Pont, anche loro agli arresti dal 9 marzo, imponendo loro l’obbligo di firma una volta al giorno.
Eseguite 23 perquisizioni il 9 marzo nell’ambito dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno (Gip). L’inchiesta “Albatros” della Procura coinvolge 26 persone tra amministratori, tecnici comunali, professionisti e imprenditori. Oltre all’ex primo cittadino sono finiti nei guai, la sua vice Delia Del Carlo, l’assessora al Turismo Elisa Malfatti e quello all’Urbanistica Massimiliano Roventini, oltre ad Antonio Russo, ex assessore ai Lavori pubblici nella precedente consiliatura. Il consigliere comunale con deleghe per Eventi e spettacoli Dario Ginanneschi. Diversificate le posizioni e le ipotesi dei reati contestati, dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta. Fino al profilo più grave: corruzione.
I Dal Pont e Bandini, insieme con l’ex assessore Russo e l’ex segretario comunale e dirigente all’Urbanistica Salvatore De Priamo – oggi in pensione – sono accusati di corruzione. Disinvoltura. Permeabilità agli interessi esterni. Così viene bollata la condotta di Bandini nell’ordinanza del Gip con cui è finito ai domiciliari in cui viene tratteggiato un sistema clientelare. Una rete funzionale all’amministrazione del consenso.
Il 12 marzo Bandini ha affidato al suo legale la lettera con cui ha comunicato le sue dimissioni da primo cittadino, definendole «irrevocabili», professando la sua «totale innocenza» e confermando la «piena fiducia nell’autorità giudiziaria». Dimissioni divenute effettive allo scadere dei venti giorni previsti dal Testo unico degli enti locali. Il 2 aprile, il prefetto di Livorno Paolo D’Attilio ha adottato il decreto di sospensione del consiglio comunale e provveduto alla nomina del viceprefetto Salvatore Parascandola in veste di commissario prefettizio del Comune di San Vincenzo, incarico in cui è affiancato dal capo di gabinetto del prefetto Edoardo Lombardi come sub commissario con funzioni vicarie.
La previsione è che i sanvincenzini vengano chiamati alle urne per le elezioni amministrative alla fine di settembre. Pandemia permettendo. In questo periodo il commissario prefettizio opera con i poteri del sindaco, della giunta e del consiglio comunale. –
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