Sicurezza
Vada sta con il parroco: «Sono le nostre campane»
Qualche commerciante della piazza ammette che lo scampanio è insistente ma residenti e negozianti sono uniti: «Polemica assurda, i problemi sono altri»
VADA. «Abito poche decine di metri dietro la chiesa e mio nonno negli anni Cinquanta si occupava di suonare le campane. Non solo quando suonano non mi infastidiscono, ma anzi pur non essendo praticante per me sono un segno di vitalità del paese. E poi ci tengo a dirlo: il nuovo parroco tiene benissimo la chiesa, è pilota e sta tornando a essere un luogo di aggregazione». Stefania Bartoli, che a Vada abita e gestisce Il vecchio forno, riassume il sentire di buona parte di residenti e commercianti della frazione. Dove ieri non si parlava d’altro che del “caso delle campane”, dopo che alcuni giorni fa è stato presentato alla polizia municipale un esposto contro lo scampanio e gli agenti si sono presentati in piazza San Leopoldo per verificare la situazione.
Nessuno si schiera apertamente contro il suono delle campane, che come ricorda il parroco don Bruno Giordano «suonano un minuto e mezzo per l’Angelus tre volte al giorno (alle 8 alle 12 e alle 20), e poi mezz’ora prima della messa. Oltre a questo il campanile funziona da orologio, con rintocchi corrispondenti all’orario e un rintocco per le mezzore». Certo, alcuni dei commercianti intorno alla piazza non negano che lo scampanio di mezzogiorno sia piuttosto forte. Lo ricorda Giacomo Bernini dell’omonimo negozio di otica: «il problema non sono i rintocchi ma il suono prolungato, ma a me danno di sicuro più fastidio gli schiamazzi notturni». Anche Marilda Raskaj, del locale Lardo, spiega che «effettivamente a mezzogiorno, con lo scampanio, non si riesce a sentire i clienti davanti al bancone. Ma non credo che questo sia un reale problema, al limite chiudiamo la porta». Dello stesso parere Jacopo Ore del negozio Spot One store, che ammette «lo scampanio è un rumore insistente e persistente, ma arrivare a dire che diano noia è una estremizzazione». Insomma, anche chi ammette un po’ di fastidio derivante dalle campane, non riesce a capire come possa venire in mente di presentare un esposto. Soprattutto i residenti, che alla loro chiesa sono legati non solo per motivi religiosi ma per storia e tradizione. «Guardi – dicono Stefano Paladini e la moglie Pasqualina che dalle finestre vedono il campanile – noi qui le sentiamo bene, e è una cosa meravigliosa e piacevole. Forse le persone si erano disabituate al suono delle campane, che sono rimaste almeno tre anni ferme perché rotte. Diciamo che è solo una polemica del momento». Dello stesso parere Ruffo Giorgi, residente e titolare dell’ottica Visione: «Le campane non si toccano, credo che questa storia sia solo un punto preso».
A difendere senza mezzi termini lo scampanio dell’Angelus è anche Graziano Luppichini, segretario comunale Psi che ha la sua sede nella piazza di Vada: «Le campane fanno parte della storia della nostra civiltà. Tra l’altro a Vada le ha fatte sempre suonare don Vellutini, il prete partigiano. Quello del rumore è un problema inesistente, le difficoltà sono altre. Tra l’altro, noi socialisti esprimiamo solidarietà al parroco». Come lui altri residenti, increduli per questa polemica. Serena Torrigiani e Silvana Risicato, ambedue residenti fra la piazza e la via Aurelia, che tagliano corto: «Ma scherziamo, lo scampanio è segno di festa, è segno di vitalità». —
Anna Cecchini
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