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è morto venerdì 

«Per noi era un maestro» l’omaggio di Armunia all’arte di Giuliano Scabia

«Per noi era un maestro» l’omaggio di Armunia all’arte di Giuliano Scabia

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Il ricordo

«Nessuno è maestro. Esci di strada e inciampi oppure dici una cosa completamente errata. Dov’è la maestria? Per fortuna è pieno di maestri che però sbagliano e sbagliare è maestria. Uno è il maestro assoluto: il bambino mentre esce dalla pancia della mamma ma quando è uscito già non lo è più. Proprio mentre sta uscendo egli è maestro perché o viene fuori o muore! In quel momento è maestro assoluto della propria vita. Subito dopo cominciano i deragliamenti». Così la pensava Giuliano Scabia, e così ci aveva raccontato in un'intervista per il blog di Armunia. Ed oggi Armunia lo ricorda così: «Per noi che lo abbiamo conosciuto, un maestro lo è stato». Scabia è morto venerdì a Firenze dove viveva da tempo; poeta, narratore, drammaturgo e romanziere, Giuliano Scabia, nato nel 1935 a Padova. Artista poliedrico, sperimentatore coraggioso, tra i primi a portare il teatro fuori dai luoghi canonici. Il suo «teatro vagante» ha percorso strade piazze e scuole, ma anche ospedali psichiatrici e centri di igiene mentale. Il suo «Marco Cavallo», di legno e cartapesta, nel 1973, aprì il corteo dei «matti» in uscita dal manicomio di Trieste, dove Giuliano con Franco Basaglia ha combattuto per la apertura dei manicomi. Aveva collaborato con Luigi Nono con testi per La fabbrica illuminata, composti ascoltando gli operai dell’Italsider di Genova. Ha insegnato drammaturgia al Dams di Bologna e si è scoperto poi narratore fantastico. Nel 2019 inaugurò il festival Inequilibrio e a maggio dello scorso anno tornò a Castiglioncello per una grande festa, quella in ricordo di Giacomo Verde.« Un vuoto per il teatro, per la poesia, per l’arte italiana e un vuoto grande per Armunia e per il nostro territorio al quale Giuliano ha dato tanto; un vuoto per noi, che pensavamo che non ci avrebbe mai lasciato», lo ricordano i condirettorib Fabio Masi e Angela Fumarola. —

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