Gioco
No all’autovelox fisso o ai dossi sul viale di Bolgheri: paesaggio da tutelare
L’incidente in cui è morto Andrea Mari riapre il dibattito sulla velocità delle auto. La sindaca di Castagneto: «Rispetto per la tragedia. Servono soluzioni che siano da deterrente»
BOLGHERI. Le auto sfrecciano. È esperienza diffusa. Più volte segnalata da chi ha a cuore l’incanto, da conciliare con la sicurezza, lungo il viale reso famoso dal Carducci. Un lunghissimo rettilineo, poco meno di cinque chilometri, chiuso e ombreggiato su entrambi i lati da una fila di fittissimi cipressi. Ce ne sono circa 2.400. «Serve rispetto per la tragedia». È questa la premessa da cui parte la sindaca di Castagneto Carducci Sandra Scarpellini. Tuttavia, il tema della velocità con cui e auto percorrono il viale che da San Guido porta a Bolgheri c’è da sempre. L’incidente in cui il 17 maggio ha perso la vita il fantino Andrea Mari lo ha solo riportato d’attualità nell’agenda delle istituzioni. La strada è di competenza della Provincia di Livorno, ma il Comune di Castagneto può dire la sua e c’è l’intenzione di riprendere il filo del confronto in sede provinciale. «Il viale ha una valenza monumentale – prosegue Scarpellini –, è impensabile mettere dei dossi per invitare a ridurre la velocità dei veicoli. Servono altre soluzioni che possano fare da deterrente, installare dei telelaser o altri dissuasori».
L’aspetto attuale del viale ha preso forma un po’ alla volta, tra l’Ottocento e i primi anni venti del Novecento. L’asfalto, invece, è arrivato nel 1954. E il traffico di auto a seguire, con il diffondersi dei veicoli a motore. Un via vai che si avverte soprattutto nei mesi in cui esplode il turismo e nei fine settimana. Flussi importanti, ma che non sono sufficienti a classificare la strada provinciale 39, così è indicato il viale, tra le arterie di competenza provinciale con traffico intenso.
Percorrere la strada dei cipressi è come entrare in un museo a cielo aperto. Il viale dal 1995 è stato dichiarato bene di interesse storico, artistico e paesaggistico. E come tale è soggetto a una stretta tutela per preservarne le caratteristiche. Al punto che è impensabile adottare soluzioni per la sicurezza stradale che ne snaturino l’essenza. «Non è possibile apporre barriere di sicurezza, cartelli o insegne pubblicitarie di alcuna dimensione», sottolineano dalla Provincia. No a guardrail e neppure pannelli luminosi o ad alta visibilità che invitino a rispettare il limite di velocità. «Le caratteristiche della strada non rientrano tra quelle previste dal Codice della strada per la sistemazione di autovelox fissi – proseguono da Palazzo Granducale –. Tuttavia, la Polizia provinciale svolge controlli periodici, con pattugliamenti e con telelaser mobile, in particolare nei periodi di maggiore afflusso di traffico». Altre soluzioni non sono allo studio.
Il cartello con il limite di velocità viene ignorato dai più. Ai troppi dal piede pesante sull’acceleratore non basta neppure l’incanto del luogo a farli rallentare. Pedoni e ciclisti sono a rischio e più volte hanno provato ad alzare la voce. La velocità massima deve essere di 60 chilometri all’ora. In realtà il viale invita alla velocità e le auto sfrecciano. Spalle all’entrata di Bolgheri, per esempio, si vede una lunga linea di asfalto con a lato i cipressi e all’orizzonte il mare: una vista tra le più affascinanti ed emozionanti. Non a caso capita spesso, percorrendo il viale, di vedere auto ferme, con turisti che fanno clic con la macchina fotografica. Una sosta che finisce per amplificare i pericoli, specie a fronte di auto che non rispettano il limite di velocità.
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