Italia
Multe e contestazioni: le paure degli esercenti di San Vincenzo per i tavoli all’aperto
Le indicazioni del commissario prefettizio non bastano. Le associazioni chiedono un incontro in Comune
SAN VINCENZO. Quali sono i locali con i tavoli all’aperto? Il decreto Covid, in vigore fino al 31 luglio, ha stabilito che possono ripartire quelli con spazi all’aperto. In scia all’ultima circolare del Viminale, divulgata il 24 aprile e indirizzata ai prefetti, a fare chiarezza per la realtà sanvincenzina ci prova il commissario prefettizio Salvatore Parascandola con un proprio decreto. In molti hanno tirato un respiro di sollievo ma restano dubbi interpretativi. A farsene portavoce sono Confesercenti e Confcommercio che hanno richiesto un incontro alla dirigente comunale Cristina Pollegione e al comandante della Polizia municipale Claudio Nassi. Obiettivo: mettere i colleghi al riparo da contestazioni e sanzioni.
«È stata data un’interpretazione larga in cui si specificano le tipologie di strutture esterne che possono essere assimilabili a spazi all’aperto – dice Maurizio Frassoni di Confesercenti –. L’incontro servirà a sciogliere dubbi interpretativi che consentano i nostri colleghi di essere messi al riparo da contestazioni. Ci sono state rappresentate alcune perplessità e vorremmo chiarirle portando al tavolo degli esempi concreti. Insomma, è fondamentale scendere sul piano pratico anche se è apprezzabile l’interpretazione estensiva della norma che è stata data». A far suonare il campanello d’allarme sarebbero gli spazi interpretativi che potrebbero essere rimessi alla valutazione degli agenti della Municipale e delle forze dell’ordine che si dovessero presentare nei locali per controlli.
Qual è il criterio guida? Il commissario prefettizio parte dalla fotografia dell’esistente. «Oltre all’occupazione delle aree totalmente aperte o con soffitto fisso o mobile, aperte sui lati, sono presenti nella nostra zona, elementi di arredo, tipici delle località turistiche, quali dehors e altre strutture con chiusure laterali in plastica o vetro, amovibili e pieghevoli», sottolinea nel decreto 26 che ha firmato il 4 maggio, e in cui richiama le risposte del ministro del Turismo a interrogazioni parlamentari. Da qui le indicazioni agli operatori del settore affinché si possa parlare di spazio aperto: «Almeno tre lati siano mantenuti aperti al fine di consentire il costante ricambio d’aria, ovvero, quale criterio ultimativo, venga mantenuto aperto il 50 per cento delle strutture laterali».
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