Il Tirreno

Il fotografo viandante che a Rosignano scatta su carta d’argento: «Ecco i segreti della mia magia»

Alessandra Bernardeschi
Il fotografo viandante che a Rosignano scatta su carta d’argento: «Ecco i segreti della mia magia»

Nicola Salza, ferroviere in pensione, è uno dei pochi minuteros in Italia: «Un’arte nata alla fine dell’800, ho costruito da solo tre camere oscure»

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CASTIGLIONCELLO. Un romantico Don Chisciotte della fotografia in bianco e nero, uno dei pochi minuteros presenti in Italia. Spogliati i panni di macchinista ferroviere, Nicola Salza, 62 anni, residente a Castiglioncello, che da 45 anni studia con passione l’arte della fotografia, indossa quelli del minuteros: il fotografo che, negli ultimi anni del 1800 e fino ai primi del ‘900, vagava per i paesi più sperduti, immortalando la vita di contadini, tagliaboschi o pastori. Macchinista ferroviere in pensione dal marzo scorso, Salza si trasforma in fotografo viandante: uno dei pochi a proporre la fotografia dei minuteri ossia fotografia in minuti (termine di derivazione spagnola) rimasti in Italia. «Saremo una decina in tutto – racconta Salza – una decina di appassionati a questa arte fotografica che ha ancora un che di magico, nata alla fine del 1800».

Lo potremo trovare in piazza della Vittoria a Castiglioncello o sul viale Marradi a Caletta già da metà maggio. La fotografia minuteria è ancora in voga in Spagna, in Sud America o in Pakistan ma è praticamente scomparsa in Italia. «È stato un antico mestiere – dice Salza - i minuteros altro non erano che fotografi itineranti, che con la macchina fotografica, quasi sempre costruita con le loro mani, facevano ritratti in strada a coloro che ne avevano la necessità per un documento ufficiale o per inviare la propria immagine o quella della famiglia, a parenti lontani. Basti a tutta la storia di immigrazione italiana». Alla fine dell’800 infatti «gli studi fotografici erano presenti solo nelle grandi città e farsi una fotografia era costoso. Quindi chi abitava nei paesini, tra le montagne, nei piccoli borghi e nelle campagne sperdute, si rivolgeva al “minuteros”, un fotografo ambulante, che in pochi minuti sviluppava, all’interno della piccola camera oscura che portava sulle spalle, una sorta di cassetta con manica nera, il ritratto. In pratica antesignani della futura Polaroid».

Ed è così che la fotografia minutera, documento crudo e verace, è diventata storia sociale, storia di uomini e donne dei quali, altrimenti, non avremmo mai avuto traccia. «Sono entrato in contato con la fotografia – racconta Nicola Salza – a 17 anni mettendo piede nel magico mondo della camera oscura e dello sviluppo e stampa del bianco e nero. Da allora non ho più smesso. Due anni fa ho incontrato sulla mia strada la fotografia minutera e sono rimasto folgorato da questo antico mestiere. Avevo costruito una macchina molto simile alla camera minuteria che portavo nelle scuole per far conoscere la fotografia ai sali d’argento. Da allora ho costruito tre camere oscure: la Niko 1522 che produce stampe da 15 centimetri per 22, la seconda, che ho chiamato “Corona 2020” perché progettata e realizzata in tempi di reclusione da coronavirus che produce stampe 13 centimetri per 13, e la terza, la “Colt” che riesce a realizzare, attraverso un tamburo rotante, fino a cinque scatti consecutivi».

Il ritratto in strada alla vecchia maniera, basti vedere alcune locandine del grande Totò fotografato accanto alla macchina minutera, può ritenersi un atto folcloristico; in realtà le foto che fuoriescono da quella cassetta sono particolari. L’argento è infatti alla base del processo: la carta fotografica è resa sensibile alla luce grazie, appunto, ai sali d’argento stesi sulla superficie. La persona da ritrarre si metterà davanti ala macchina fotografica mentre il fotografo metterà il foglio di carta sensibile nel porta carta all’interno della camera minutera. Dopo lo scatto il fotografo immergerà il foglio di carta esposto in un bagno chimico chiamato sviluppo. Dal bagno di sviluppo la fotografia sarà spostata a quello di fissaggio. Un processo che avviene all’interno di una “scatola”. A questo punto la camera potrà essere aperta e l’immagine ottenuta sarà negativa. Per ottenere l’immagine al positivo il fotografo dovrà fotografare il negativo ed eseguire ancora il processo di fissaggio e lavaggio. «A quel punto il ritratto è pronto e può essere consegnato. Un processo quasi magico – dice Salza – che dura pochi minuti». Nicola Salza è stato chiamato per i matrimoni, «ma adesso vorrei mostrare questo antico mestiere a tutti coloro che lo vorranno. Dopo il ritratto rilascerò un certificato di autenticità. Nessun costo – dice Salza che ha chiesto il suolo pubblico al Comune – chi lo vorrà potrà lasciare un contributo». —

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di Redazione web