Il Tirreno

edilizia e regole

Ex Girarrosto di San Vincenzo, si costruisce ancora fuori dalle regole

Manolo Morandini
Ex Girarrosto di San Vincenzo, si costruisce ancora fuori dalle regole

Dal Comune l’ingiunzione a demolire un arco aperto sulla parete di un edificio. Accertato che l’opera è realizzata in modo difforme dal disegno autorizzato

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SAN VINCENZO. A una cinquantina di giorni dall’alba del 9 marzo, che ha proiettato su San Vincenzo una luce sinistra, c’è da salire di nuovo sulla collina dell’ex Girarrosto. In attesa degli sviluppi dell’inchiesta Albatros della Procura di Livorno, che vede 26 persone indagate a vario titolo, tra amministratori, dipendenti comunali, politici, tecnici e imprenditori, qui si è continuato a costruire fuori dalle regole. Lo attesta un’ingiunzione degli uffici comunali a ripristinare lo stato originario dei luoghi. Si tratta di una parete su cui è stato aperto un arco.

Quando è spuntato quell’arco c’è chi si è sentito violato. Un’intrusione in quella che credeva la sua proprietà. La reazione è stata di segnalare la costruzione al Comune di San Vincenzo affinché si attivasse per fare i controlli. È il 15 marzo. Da giorni l’argomento è il maxi blitz della Guardia di finanza del 9 marzo. Il 12 marzo l’allora sindaco Alessandro Bandini, che deve rispondere tra gli altri di corruzione, presenta le sue dimissioni. Decade la giunta e il 2 aprile c’è la nomina del commissario prefettizio.

In poco più di un mese si tirano le fila dell’istruttoria tecnica dell’arco. Un tempo rapidissimo, considerato ciò che negli anni ha preso forma su quella collina. Sul diritto di realizzare o meno l’accesso le letture non concordano. Servirà del tempo per stabilirlo. L’unica certezza è che quell’arco così com’è stato costruito non va bene. Da qui l’ingiunzione di rimessa in pristino dello stato dei luoghi. A firmarla il 26 aprile è la dirigente all’Urbanistica Cristina Pollegione.

A colpire è l’inedita solerzia. L’ex Girarrosto insieme all’ex Faro sono le due vicende citate nell’ordinanza del Gip di Livorno del 9 marzo che ha portato l’allora sindaco ai domiciliari. Due operazioni milionarie. Nell’area dell’ex Faro la costruzione di un edificio di tre unità abitative su tre piani fronte mare dal recupero delle volumetrie a uso commerciale esistenti. La proprietà fa capo ad Agi Spa, riconducibile a Stefano Lazzerini e Gian Primo Lazzerini, entrambi indagati. Il progettista è il geometra sanvincenzino Moreno Sparapani. Intercettazioni telefoniche e ambientali portano alla luce «quanto forte sia l’interesse del Comune, e in particolare degli indagati il sindaco Bandini, l’assessore Roventini e De Priamo», che all’epoca dei fatti è segretario generale e dirigente all’Urbanistica, «a una soluzione in linea con il progetto», firmato da Sparapani e già valutato illegittimo dal Tar. La vicenda è bollata come un caso di «opacità della condotta amministrativa». Recentemente il Consiglio di Stato ha dichiarato l’illegittimità dei permessi a costruire.

Stessi protagonisti sulla collina all’ingresso nord di San Vincenzo. Sulle ceneri dell’ex Girarrosto si definisce una maxi operazione. La convenzione firmata nel 2009 tra Comune e Agi Spa prevede prima la costruzione di un complesso turistico ricettivo e dopo di quello residenziale. Così non è stato. A oggi i lavori dell’albergo non sono mai iniziati, eppure dovevano essere completati in tre anni. Nel palazzo comunale nessuno sembra accorgersene. L’inchiesta accerta che l’obiettivo è di trasformare le volumetrie turistico ricettive in residenziale. Ma c’è dell’altro. I garage sono stati costruiti fuori terra anziché al piano seminterrato, così da «consentirne il cambio di destinazione in uso abitativo». In tutto 12 su 16 garage. —

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