Addio a nonno Alfredo, l’ultimo pietraio che amava la natura
Bibbona, Frizzi aveva 91 anni e adorava cercare funghi e asparagi. Lavorava a mano con maestria la pietra di fiume ricoprendo i muri e costruendo colonne: la fontanella vicino alla chiesa all’ingresso del borgo è opera sua
BIBBONA. Alfredo Frizzi, a Bibbona, non era solo una persona, era un personaggio. Aveva 91 anni, era malato da tempo ed è morto nella casa dove viveva da quasi sessant’anni. La nipote, Beatrice Romani, ricorda con affetto quanto la sua fibra fosse forte e come, un giorno dopo l’altro, avesse sopportato il dolore. Voleva bene a tutti ed era ricambiato, perché si presentava sempre con il sorriso. Era spontaneo e gentile. Nato il 29 agosto 1929 a Livorno, era sposato con la signora Imperia Mari, mamma di Luana.
Alfredo era pietraio di professione, ovvero lavorava a mano con maestria la pietra di fiume ricoprendo i muri e costruendo colonne. La fontanella vicino alla chiesa all’ingresso del borgo è opera sua. Dopo averla composta, gliela donò. Un gesto d’altri tempi.
Non gli mancavano di certo l’estro e la capacità di creare, perché era una persona intelligente e soprattutto aveva una grande manualità che abbinava all’inventiva. Con lo scalpello in mano era un vero artista. Inoltre tra le numerose passioni, aveva quella della ricerca dei funghi – tra cui ricordiamo una delle sue “raccolte”, il porcino gigante scovato due anni fa e divenuto un tormentone sulle reti sociali – e degli asparagi.
Fino a quest’anno, la figlia lo ha accompagnato spesso all’Aratone, nel cuore della macchia della Magona, dove lui raccoglieva la malva, la metteva a seccare e ogni sera prima di andare a letto ci preparava una tisana.
Prima di trasferirsi a Bibbona, all’inizio degli anni Sessanta, aveva vissuto a Castiglioncello.
Nel 1959, ricorda la nipote, divenne protagonista di un episodio di cui si parla ancora oggi. Camminava lungo la ferrovia e all’improvviso scivolò, cadendo in un pozzo profondo 12 metri, senza che nessuno lo potesse vedere, sentire quando urlava e soprattutto aiutare. R
accogliendo le poche forze rimaste e contenendo a fatica il dolore dovuto alle ossa rotte, riuscì a risalire aggrappandosi alle fessure tra un mattone e l’altro e a salvarsi. Rimase ricoverato sei mesi all’ospedale di Livorno, riuscì a ristabilirsi e a tornare al lavoro, sentendosi però miracolato.
Dallo scorso gennaio le sue condizioni di salute sono peggiorate, ma non per questo aveva rinunciato, quando poteva, alla passeggiata in mezzo al bosco che tanto amava e a qualche battuta con i cacciatori che conosceva bene.
Raccoglieva volentieri la malva e beveva l’infuso, perché accusando problemi di stomaco riteneva che fosse depurativa e lo aiutasse a stare meglio. Ricette e tradizioni del passato che erano nel suo dna.
Le sue costruzioni con la pietra erano considerate piccole opere d’arte, tanto erano perfette perché, oltre ad avere scelto i sassi giusti, Frizzi sapeva lavorarli. Avrebbe compiuto 92 anni alla fine di agosto e, come sempre, avrebbe festeggiato insieme alla famiglia gustando una torta preparata per l’occasione. Stamani ha ricevuto la benedizione nella cappella del cimitero di Bibbona. —
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