Il Tirreno

Lo sfogo della sorella: «Per mio fratello down nessuna certezza sul richiamo del vaccino»

Anna Cecchini
Lo sfogo della sorella: «Per mio fratello down nessuna certezza sul richiamo del vaccino»

La donna racconta l'odissea della famiglia rosignanese: «Marchino non esce di casa da un anno e nessuno ci ha comunicato la data della seconda dose»

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ROSIGNANO. Lo chiama Marchino, ma in verità parla di suo fratello maggiore. Solo che lei quel fratello con la sindrome di down, lo sguardo indagatore e una ironia invidiabile lo ha sempre protetto come fosse più piccolo. Ancora di più da un anno a questa parte, da quando è esplosa la pandemia e Marco, 55 anni, non è praticamente più uscito dalla casa di Fauglia dove vive con i genitori. «Si parla tanto di rispetto e inclusione – spiega Silvia Quaglierini – e poi in pochi pensano alle difficoltà reali che le persone fragili come mio fratello devono affrontare nella vita di tutti i giorni, anche soltanto per garantirsi quel vaccino che spetta loro». Quaglierini ne fa una questione di rispetto. «A metà marzo – spiega la donna – abbiamo fatto la preregistrazione per i soggetti fragili sul portale della Regione e chiedemmo che il vaccino gli venisse fatto a domicilio e magari dal medico curante, dato che mio fratello è un po’ in ansia e da un anno praticamente non esce di casa. Ma non essendo ultra 80enne non è stato possibile».

Così la famiglia si è mossa per ottenere la vaccinazione nei centri vaccinali. «Ho telefonato – spiega Quaglierini – e ci hanno dato appuntamento a Pisa alla galleria Gerace dove effettuano le vaccinazioni. Il 3 aprile siamo andati per la prima dose Pfizer». Per Marco ricevere la prima dose di vaccino è stato un sollievo dalle sue paure. «Quando siamo venuti via – dice ancora la sorella – nessuno ci ha rilasciato alcuna impegnativa con l’appuntamento per la seconda dose. Mi hanno detto: vi chiamiamo noi. Mi è parso strano, io che sono insegnante a febbraio ho fatto la prima dose di AstraZeneca e ho un foglio con l’appuntamento per la seconda, da fare il 9 maggio».

Avendo fatto il 55enne il vaccino Pfizer, la dose di richiamo deve essere iniettato dopo 21 giorni. Che scadono domani, 24 aprile. E fino a ieri mattina nessuno della famiglia di Marco Quaglierini è stato contattato per confermare in qualche modo il richiamo. «Visto che a stamani (ieri mattina, ndr) – spiega Silvia – non ci hanno fatto sapere niente, oggi sono venuta a Pisa nel giorno libero dal lavoro a chiedere chiarimenti. Mi hanno fermata all’ingresso, ma ho preteso di parlare con qualcuno che potesse darmi informazioni. Quando ho spiegato la nostra situazione mi hanno detto, a voce, di tornare sabato mattina alle 11. E hanno aggiunto che se ci fosse stato qualcosa in contrario avrebbero chiamato il giorno successivo (oggi, ndr)». Quaglierini è senza parole. «Le persone fragili – conclude – dovrebbero avere la priorità. Ci vogliono maggior rispetto e chiarezza, anche perché i fragili spesso non si autodeterminano, le famiglie devono prepararli psicologicamente e hanno bisogno di tempo. Sono amareggiata dal trattamento che le persone fragili e le loro famiglie stanno subendo anche in questa pandemia». —

A.C.

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