Ricetta 5 Stelle per le amministrative «Chiederemo il certificato penale e fuori chi è iscritto alla massoneria»
san vincenzo. «Alla prossima tornata elettorale ci auguriamo che i sanvincenzini possano scegliere tra chi, negli ultimi anni, si è distinto con impegno sul territorio, dando prova di consapevolezza e non certo tra nomi di persone pronte a salire sul carro senza mai essersi esposte prima». Così il Meetup storico San Vincenzo 5 stelle. Che prosegue: «Chiederemo due semplici azioni: presentare il certificato dei propri carichi pendenti e la dichiarazione di non appartenenza a logge massoniche. Due regoline appena sufficienti per far ripartire San Vincenzo con un minimo di fiducia».
I 5 Stelle scorrono il piano triennale della corruzione «varato poco più di un anno prima dei fatti sanvincenzini – affermano –, avrebbe dovuto ridurre le opportunità che si manifestassero casi di corruzione, aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione, creare un contesto sfavorevole alla corruzione. E riportava addirittura che il monitoraggio effettuato nel corso del 2019 non aveva rilevato procedimenti per fenomeni corruttivi e non erano pervenute segnalazioni di illeciti a carico di dipendenti o amministratori». E sottolineano: «Oggi sappiamo che non solo una turbativa d’asta era iniziata, ma altri illeciti amministrativi erano in corso, secondo le indagini. Quello che è accaduto il 9 marzo a San Vincenzo è di una portata impressionante, anche per il modo spregiudicato in cui gli indagati gestivano la cosa pubblica. Nessuno sapeva, tutti sono innocenti, e forse qualcuno è stato indotto a firmare carte senza conoscere cosa riportavano, ma le intercettazioni svelano, come riportato anche dalla stampa, che il pensiero dei principali indagati era rivolto a quel sistema, a quel partito che comunque fu indicato, durante la turbativa d’asta, come potenziale beneficiario di una parte della cifra messa a disposizione dagli imprenditori coinvolti nell’affare “Bandini gate”». Il riferimento è alla maxi inchiesta della Procura di Livorno che vede dal 9 marzo l’allora sindaco Bandini ai domiciliari. E concludono: «Il risultato, ad oggi, è uno spaccato triste e preoccupato di una cittadina che si ritrova a dover affrontare una stagione turistica imminente, con tutto quello che il Covid-19 ha portato, senza certezze sui servizi a supporto del periodo più importante economicamente del nostro territorio. Solo per questo chi oggi tenta di fare “magheggi” con pseudo liste civiche che rimandano sempre ai soliti noti del Pd, oggi dovrebbe solo mettersi in un angolo e fare mea culpa». —
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