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Progetto da rifare per la cava di marmo

Manolo Morandini
Progetto da rifare per la cava di marmo

Respinti dal Tar della Toscana i ricorsi della società Mdm La coltivazione condizionata alla valutazione ambientale

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Manolo Morandini

CASTAGNETO. Troppi ostacoli e lungaggini. La Marmi di Maremma Srl puntava a sbloccare il progetto di riapertura della cava Broccatello della Gherardesca. Stringere i tempi e farsi risarcire dei danni per le lungaggini dalla giunta del Comune di Castagneto Carducci. Invece, il Tribunale amministrativo regionale della Toscana ha respinto i suoi due ricorsi, presentati nel 2015 e 2018.

A distanza di sette anni dall’approvazione del Piano delle attività estrattive, di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili Provincia di Livorno (Paerp), la società si ritrova al punto di partenza. Anzi con una normativa che nel frattempo è stata modificata in senso più stringente. Il Paerp non è più in vigore, dal 2020 a fare stato è il Piano regionale cave.

Salvo la scelta di ricorrere al Consiglio di Stato per tentare di ribaltare le decisioni, il braccio di ferro con l’amministrazione comunale a colpi di carte bollate dovrebbe chiudersi qui. Mentre resta in piedi il ricorso con cui la società Mdm ha impugnato il Piano regionale cave nella parte in cui le sue aree estrattive Romitorino e Valle delle Dispense sono classificate giacimenti potenziali.

Ad oggi per la riapertura della cava di marmo, 12 ettari all’interno di una proprietà di 106, dove l’escavazione si è fermata negli anni Ottanta, la Marmi di Maremma dovrebbe presentare al Comune un piano attuativo, con la previsione di valutazione di assoggettabilità alla procedura di valutazione di impatto ambientale. E comunque, il progetto dovrà essere corredato da uno studio di valutazione degli effetti ambientali. Insomma, al di là dei tecnicismi, la strada per la cava si è fatta in salita. Tra l’altro il progetto che la società ha presentato sette anni fa sconta il peso del tempo e il cambio della normativa regionale.

«L’amministrazione comunale ha sempre sostenuto che la coltivazione delle cave non fosse strategica per l’economia del territorio, che per le sue unicità e bellezze paesaggistiche è invece naturalmente vocato al turismo e all’agricoltura – afferma la sindaca di Castagneto Sandra Scarpellini –. In tal senso, pur dovendo obbligatoriamente adeguare gli strumenti urbanistici al Piano cave provinciale, che è sovraordinato e ha previsto la possibilità di riapertura dell’attività di estrazione, ha sostenuto che fosse da consentire nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale e non certo con procedure semplificate».

Ricostruiamo la vicenda. La società Mdm ha impugnato la delibera di giunta comunale, la 188 del 2014, ritenendo illegittima la richiesta di sottoporre a valutazione di impatto ambientale il progetto di coltivazione con richiesta di risarcimento del danno alla giunta stessa. Il Tar ha rigettato il ricorso, così come ha respinto per inammissibilità l’altro ricorso avverso alla delibera di consiglio comunale, la 22 del 2018, di variante al Piano strutturale per recepimento del Piano delle attività estrattive provinciale. La società contestava il mantenimento della classificazione delle aree estrattive Romitorino e Valle delle Dispense come cave dismesse. Nel frattempo, dal 2018 in cui è stato presentato il ricorso, è stato approvato il nuovo Piano regionale cave per cui quello provinciale non è più in vigore. E infatti la società ha impugnato anche quest’ultimo, poiché le aree sono state classificate come giacimenti potenziali. —

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