Gioco
«Aiutateci a trovare spazi per dare un futuro ai giovani disabili»
ROSIGNANO. Luigi ha 14 anni. È un ragazzo disabile. Ogni mattina, zaino in spalla, va a scuola. Percorsi di insegnamento individualizzati ma anche attività con i compagni di classe. Attività tese a rafforzare i rapporti sociali. Riesce così a condurre una vita che, almeno a tratti, assomiglia a quella di tanti coetanei. Ma cosa accadrà a Luigi (nome di fantasia), una volta terminato il suo ciclo d’istruzione? Per dare un futuro a questi giovani, Barbara Rossi presidente dell’associazione Holtre, associazione che segue trenta ragazzi disabili della Bassa val di Cecina e conta circa 250 iscritti, lancia un appello alla comunità: «Cerchiamo tre stanze in comodato d’uso gratuito. Non abbiamo fondi per pagare un affitto. Tre stanze dove i ragazzi disabili, dai 10 anni in su, possano portare avanti attività sociali: imparare a fare una lista, andare a fare la spesa, tenere pulita la casa, realizzare attività di socializzazione e attività pratiche. Lo scopo è quello di rendere i nostri ragazzi il più autonomi possibile. Un centro riconosciuto dalla comunità e dove la comunità possa trovare un punto di aggregazione. Questo è il nostro obiettivo».
L’associazione Holtre segue ragazzi «dai 6 anni fino ai 30 anni, qualcuno ha anche un’età maggiore – dice Rossi – sono giovani che provengono in modo particolare da Rosignano Solvay e da Cecina. Prima dell’epidemia da Covid siamo riusciti a svolgere molte attività sul territorio grazie all’aiuto del Comune e grazie a privati che si sono messi a disposizione assieme ai volontari. Abbiamo, per esempio, più volte affittato un pulmino per andare a fare la spesa in uno dei supermercati di zona».
Un’attività che sembra scontata e semplice ma che per questi ragazzi può rappresentare un problema che nasce già dal compilare la lista dei prodotti da acquistare. «C’è chi la lista può scriverla e chi invece ha necessità di fotografie per riconoscere l’oggetto di cui c’è necessità». Sempre prima del Covid «grazie alla collaborazione con ristoranti di zona, i nostri ragazzi hanno potuto cucinare, con l’aiuto di cuochi, all’interno delle grandi cucine. Poi i laboratori – continua Barbara Rossi – e le rappresentazioni teatrali organizzate e seguite da Lamberto Giannini». Perché se per i giovani il mondo è una continua scoperta, se la socializzazione è scontata « per i nostri ragazzi tutti diventa più difficile. Difficile organizzare per loro attività di socializzazione come andare a mangiare una pizza sul mare. Un disabile può condurre una vita vicina alla normalità fino ai 18 -19 anni, ossia finché va a scuola. Scuola - dice Barbara Rossi - come ultima occasione di integrazione. Dopo ci sono solo le famiglie. Per questo ci rivolgiamo alla comunità. Una preghiera affinché possano essere trovate queste tre stanze dove i nostri giovani possano continuare e migliorare le varie attività; un laboratorio come coesione sociale dove tutti possono dare una mano». Perché i ragazzi disabili, quando tornano a casa, non siano lasciati a se stessi. Soli con le loro famiglie. —
Alessandra Bernardeschi
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